Gazzetta di Modena

Modena. Emma: «Aiutare gli altri è un’esperienza che apre la mente»

Laura Solieri
Modena. Emma: «Aiutare gli altri è un’esperienza che apre la mente»

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MODENA. «Il volontariato è un mondo che apre la mente e aiuta i giovani a formarsi e a fare esperienze, uscendo dagli schemi. Può esser difficile a volte, richiede un grosso confronto con realtà diverse e spesso ci vuole tempo per adattarsi, ma credo possa essere una delle esperienze migliori che si possano fare per la crescita personale – sostiene Emma Pozzi, 19 anni, di Modena, studentessa di Scienze internazionali e diplomatiche a Forlì - Tramite il volontariato ho avuto la possibilità di conoscere tante persone e mi sono messa alla prova più di una volta, con la gratificazione di avercela fatta. Il volontariato insegna a dedicarsi all’altro, ricevendo in cambio forti emozioni. Ciò che si guadagna, a livello personale e interiore, è troppo grande per poi abbandonare questa realtà così varia e speciale». Emma racconta che grazie alla Caritas modenese e al Centro missionario diocesano partecipa a progetti di formazione. «Tramite il progetto “Si può fare”, ho prestato servizio in un centro diurno per anziani e con il progetto “Gli insuperabili” ho preso parte a un corso di teatro volto all’integrazione di ragazzi disabili. Grazie alla Caritas, ho inoltre potuto partecipare a cene di fraternità che si svolgono una volta al mese e nelle quali si può condividere un pasto accompagnato da tanti racconti di umanità». Nel 2018 Emma è partita con Missio Modena per tre settimane in Madagascar, per conoscere la realtà del luogo attraverso piccole attività come dipingere le pareti di una scuola, giocare con i bambini e incontrare le famiglie. «Nel 2019, sempre con il Centro missionario, ho partecipato ad un campo di formazione sull’immigrazione, entrando in contatto con le realtà di Lampedusa e Palermo – prosegue Emma - Per quanto riguarda le attività di volontariato che ho svolto, ciò che mi ha colpito maggiormente è stato constatare come le persone incontrate in questi ambiti siano solitamente lasciate in disparte dalla società. Grazie a queste esperienze ho potuto mettermi in gioco e conoscere realtà lontane dalla mia, più difficili ma ugualmente ricche. Uno degli incontri che mi è rimasto più impresso è stato quello con un ragazzo malgascio di 30 anni, il quale dopo averci invitato in casa sua con grande cortesia, ha regalato a me e a ciascuno dei mie compagni di viaggio un uovo, definendolo come la sua ricchezza più grande. Voleva che noi, quattro ragazzi sconosciuti, avessimo la cosa più preziosa in suo possesso, per ringraziarci della compagnia. Questo gesto mi ha lasciato di stucco, per la generosità e l’accoglienza nei nostri confronti». —
 

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