Piccolo: «Io e lui siano molto simili Il pubblico partecipa e si diverte»
Francesco Piccolo, scrittore, sceneggiatore e autore televisivo tra i più premiati e impegnati, divide il palco con Pif, scelto in precedenza come protagonista del film “Momenti di trascurabile felicità”, in “Momenti di trascurabile (in)felicità”, uno spettacolo scritto a quattro mani con Daniele Lucchetti che sarà in scena al Teatro Storchi domani alle 17.
Il racconto è quello del quotidiano di ciascuno di noi, che con grande ironia ha saputo portare nei suoi libri, nel film e ora a teatro.
Sono passati 10 anni dall’uscita del primo libro e il suo successo non accenna a stemperarsi. Se lo aspettava?
«Non è un libro che ho scritto in un momento, è un libro fatto di varie spunti che continuavo a mettere in un file, senza sapere cosa ne avrei fatto un giorno. Poi ho deciso di farne un libro e non avevo nessuna idea di cosa potesse significare per gli altri, tant’è che sono rimasto prima di tutto molto indeciso se pubblicarlo o no, poi quando l’abbiamo pubblicato abbiamo scelto la collana di Einaudi un po’ minore che era l’Arcipelago... Insomma, non avevamo alcina ambizione. È una cosa che è successa in maniera molto sorprendente».
Ma spontanea, e questo è forse il segreto di questo successo che dura 10 anni.
«Oltre al libro, c’è stata la trasposizione cinematografica, quella teatrale, un altro libro che è “Momenti di trascurabile (in)felicità” e penso di scriverne ancora, perché è una forma del raccontare che mi piace molto e che, vendendo la risposta del pubblico, ha anche un senso».
Come sono cambiate le persone a cui è diretto il suo libro in questi 10 anni?
«A me sembra, soprattutto facendo questo tour teatrale, che non siano cambiate molto, nel senso che i momenti della vita quotidiana si assomigliano, e diano ancora la stessa risposta: “Capita anche a me”, perché è poi questa la risposta che si ha sia leggendo il libro che assistendo allo spettacolo».
Quando si cambia media, (libro, cinema, teatro) si tende anche a cambiare il modo di trasmettere il messaggio al pubblico. È successo lo stesso anche in questo caso?
«Diciamo che sostanzialmente non abbiamo cambiato nulla. Al cinema abbiamo costruito una storia attorno a queste frasi che sono come delle strisce di fumetti e quindi hanno una libertà non narrativam senza una vera e propria trama. Per quanto riguarda il teatro, invece, abbiamo un’interazione con il pubblico dato che alla fine della messa in scena gli chiediamo quali siano i loro momenti di felicità o infelicità, una parte molto divertente».
C’è stato qualche episodio divertente in merito?
«Ce ne sono molti. Cambiano di città in città, per esempio a Firenze un signore, che aveva la moglie a fianco, ci ha raccontato che ogni sera mentre guardano la televisione, dà piccoli colpetti in testa alla sua consorte con il telecomando e la moglie si è rassegnata a questa abitudine che è diventato un momento di trascurabile felicità per uno e infelicità per l’altro».
Sul palco con lei c’è Pif. Com’è la convivenza? Uno dei motivi per cui è stato scelto Pif per interpretare il film è stato proprio perché è molto simile a me e al me che racconto. E questo ha funzionato. Quello che io sento sul palco, sempre e in modo molto chiaro, è proprio questa somiglianza tra me e lui, ci sentiamo molto vicini e questa cosa funziona molto perché ci divertiamo».
Lei è uno sceneggiatoreaffermato, tra le serie che ha scritto c’è anche il successo “L’Amica geniale”: cosa farà in futuro?
«Per il momento l’unica cosa di cui posso parlare è appunto la stesura della terza stagione de “L’Amica geniale”, il resto un po’ per scaramanzia e un po’ perché a volta con la penuria di fondi che si destinano alla cultura non è detto che ciò che faccio veda la luce, preferisco non parlarne». —
M.V.M.
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