Gazzetta di Modena

Pavullo La storia di Chet Baker tra paradiso e inferno con la tromba di Fresu

Daniele Montanari
Pavullo La storia di Chet Baker tra paradiso e inferno con la tromba di Fresu

Domani al  Mac Mazzieri si rivive una leggenda del jazz Leo Muscato: «Sarà un suggestivo racconto su musica»

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PAVULLO. Mito, poesia, leggiadria esecutiva, bellezza e dramma umano di colui che lanciò “il grido più struggente del ventesimo secolo” rivivono al teatro Mac Mazzieri di Pavullo nel nuovo appuntamento della stagione curata da Ater Fondazione, tre volte speciale. . Perché “Tempo di Chet - La versione di Chet Baker” fa rivivere l'appassionante (e straziante) storia di una leggenda del jazz (1929-88). Perché la linea melodica è firmata con musiche originali da un maestro odierno quale Paolo Fresu, che ne diventa sorta di alter ego. E perché quella di domani 11 febbraio (dalle 21) è la penultima occasione di vedere uno spettacolo che in due anni, tra 150 tappe, ha emozionato tutta Italia. Lo ha scritto insieme a Laura Perini Leo Muscato, che ne firma anche la regia, in una produzione Teatro Stabile di Bolzano. Con Fresu (tromba e flicorno), Dino Rubino (piano) e Marco Bardoscia (contrabbasso). Alessandro Averone (Chet) guida un cast più che mai poliedrico: in sette fanno 50 personaggi.

Muscato, come funziona? È prosa o è concerto?

«È entrambe le cose, frutto di uno sforzo magistrale dove la musica, suonata per il 100% del tempo, scivola via mentre gli attori riportano la storia di Chet. Non è opera lirica, non è musical: è un suggestivo parlare su musica».

Cosa raccontate di Chet?

«Quarant'anni di vita: ascesa e caduta di un grande mito americano amato per la tromba ma anche per la voce, di una bellezza non comune come James Dean e come lui poco amato dalle autorità dell'epoca nel suo paese per la droga che ne è stata la dannazione». E come lo raccontate? «Nell'ambientazione di un non luogo come il Chet Baker Club che avrebbe voluto aprire a Milano. Qui lo incontriamo seduto al tavolo di un bar, arreso a se stesso ormai. La sua storia rivive attraverso tre tempi diversi. Uno di flashback, in cui lo vediamo da piccolo con i genitori fino ai primi successi sulla West Coast con Gerry Mulligan. Poi c'è il tempo delle testimonianze di personaggi che, seduti sulla poltrona rossa, tra cui il grande Charlie Parker, raccontano aspetti della sua vita sconosciuti al grande pubblico. E poi c'è il tempo di Chet, arrivato alla débâcle, in fuga dalle polizie di mezza Europa».

Paradiso e inferno insomma...

«Meravigliosa ascesa professionale che corrisponde alla discesa nel tunnel della droga, fino all'incidente che lo lasciò senza denti e incapace di suonare. Toccò il fondo lavorando in una pompa di benzina, poi la rinnovata ascesa con la capacità, con la dentiera, di inventare un nuovo stile poetico e straziante, ancora più amato di prima. Tutto reso con soluzioni particolari: l'arresto a Lucca ad esempio è raccontato da tre attori che leggono in modo ritmico i titoli dei giornali».

Come vi sentite alla penultima serata?

«Un po' di magone c'è ovviamente, ma anche la soddisfazione per un cammino di due anni assieme a Chet che ci ha cambiato la vita».

Com'è lavorare con Fresu?

«Fresu è un dono inspiegabile e impagabile: è la persona più generosa, umile, talentuosa, propositiva che abbia mai incontrato. E questo spiega perché anche l'altra sera a Perugia ci fosse gente venuta da ogni angolo d'Italia per incontrarlo». —

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