Gazzetta di Modena

PRESENTAZIONE DOMANI ALLA GALLERIA ESTENSE 

Nuova vita per il S. Antonio di Tura grazie agli antiquari italiani

Stefano Luppi

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La cornice di uno dei dipinti più noti della Galleria Estense, il Sant’Antonio di Cosmé Tura e una tavola importante del veneziano Lazzaro Bastiani raffigurante il Redentore benedicente.

Sono queste le opere che restaura quest’anno la Galleria Estense con finanziamento dell’associazione Antiquari d’Italia (Aai) della quale è tesoriere nazionale l’antiquario modenese Pietro Cantore. Domani sera a Palazzo dei Musei è prevista, su invito, l’anteprima dell'esposizione alla quale parteciperanno la direttrice Bagnoli, il presidente do ModenaFiere Alfonso Panzani, la presidente di Aai Alessandra Di Castro e l’amministratore di Big-Ciaccio Arte Massimo Ciaccio. Prosegue dunque, nell’ambito di Modenantiquaria che fino a domenica prossima prosegue all’Expo di viale Virgilio, la collaborazione tra la fiera d’arte e i musei cittadini.

Il Sant’Antonio da Padova del ferrarese Cosmè Tura è una delle opere più celebri e più rappresentative dell’Estense. Dipinto attorno al 1485 per Nicolò di Gurone d’Este, nipote di Ercole I e vescovo di Adria, in Veneto, è una delle ultime opere eseguite dal caposcuola dell’officina ferrarese e certamente uno dei suoi capolavori.

L’intervento sulla cornice, secondo gli esperti, non era rinviabile a causa di un precedente restauro molto invasivo che ha provocato sollevamenti della pellicola pittorica e reso la tavola estremamente sensibile alle variazioni di temperatura e umidità. Per questa ragione dal 2012 l’opera è stata posizionata in una teca in plexiglass che in questi anni l’ha protetta adeguatamente.

Ora, grazie al recente miglioramento del clima all’Estense il dipinto può essere di nuovo posizionato nella cornice tardo ottocentesca con cui è giunto in museo nel 1906.

«L’attuale restauro della cornice - spiegano i responsabili dell’intervento - ha lo scopo di migliorarne l’aspetto estetico, rimuovendo alcuni evidenti danni e di adattarla a contenere la tavola nelle sue attuali condizioni garantendole le migliori condizioni di conservazione ed esposizione. Il monitoraggio del microclima della sala e delle condizioni di conservazione del dipinto di Tura è stata condotto con la supervisione dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze».

Il secondo intervento finanziato dagli antiquari italiani al Museo nazionale di Palazzo dei Musei riguarda la preziosa tavoletta di scuola veneziana di fine Quattrocento raffigurante Cristo a figura intera sullo sfondo di un disteso paesaggio. Donato alla Galleria nel 1880 dal professor Magnannini di Modena, il dipinto è stato in passato attribuito ai maggiori nomi della pittura a Venezia, da Cima da Conegliano ad Antonello da Messina prima di essere assegnato a Lazzaro Bastiani, seguace di Giovanni Bellini. «Il restauro - ricorda la restauratrice Chiara Davoli - oltre a consolidare alcuni sollevamenti del colore, restituisce al dipinto l’originale luminosità, tipica della pittura veneziana della seconda metà del Quattrocento, ora offuscata dall’ingiallimento della vernice e da vecchi ritocchi alterati». —



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