L’Emilia, una terra di frontiera nel racconto di Tondelli
Domenica mattina proiezione del documentario prodotto da Unimore. L’incontro con i docenti Roberto Rossi e Alberto Bertoni
Un ritratto della provincia emiliana offre il documentario “MadrEmilia” che sarà proiettato, domenica alle 11, al Consorzio Creativo, con introduzione e commento dei professori Roberto Rossi e Alberto Bertoni. La regione Emilia Romagna viene raccontata attraverso le parole dello scrittore Pier Vittorio Tondelli che, nei suoi scritti, ha sempre manifestato il suo viscerale legame alla terra d’origine, in particolare alla provincia reggiana, a cui tornava con maggiore attaccamento dopo le tante “fughe” in città d’Europa per scoprire la vita mondana e culturale. Nel filmato, di mezzora, vengono evidenziati i cambiamenti che lo scrittore aveva preannunciato: l’Emilia Romagna come terra di confine e di frontiera.
«Nel 2013 ho fatto un dottorato all’Università a Reggio. Tra le tante idee, con Stefano Calabrese – ricorda Rossi – anche quella di interpretare il paesaggio contemporaneo emiliano, di cui Tondelli aveva avuto lo sguardo anticipatore. Siamo andati a vedere luoghi e abbiamo intervistato persone sul cambiamento. Nel documentario ci sono, tra l’altro, la stazione Mediopadana di Reggio, un borgo diventato centro di spiritualità tibetano, la discoteca Marabù, Rimini in cui Tondelli ha ambientato un romanzo, Bologna, Modena, il Po, l’Appennino… E poi gli interventi di personaggi emiliani, tra cui i musicisti Vinicio Capossela e Francesco Guccini, il designer Denis Santachiara e l’urbanista Sergio Porta».
Rossi ritiene che l’Emilia sia un territorio che non ha eguali in Italia, per il paesaggio a grandi spazi aperti, dove circolano le persone, i mezzi, le idee, ma anche una provincia di amici, di accoglienza, di intraprendenza. Un’officina produttiva. L’Emilia come luogo dell’anima. «Abbiamo adoperato il cinque per cento di quello che abbiano girato. È un documentario compatto, a carattere anche didattico, di divulgazione».
È una sorta di omaggio a Tondelli che, per Bertoni, è profondamente attuale in tutti gli sviluppi della sua scrittura. «Quando parlo di lui all’Università, i miei studenti sono tutti attenti e coinvolti. Ha scritto quattro romanzi molto diversi tra loro. Ha la caratteristica di non essere sempre lo stesso narratore . È stato anche un ottimo critico e lettore. Aveva capito dove andava la narrativa che non poteva essere una cosa per intellettuali, ma capace di coinvolgere anche persone meno colte. Aveva, quindi, compiuto attraverso i romanzi “Rimini” e “Camere separate” un esercizio di democrazia della letteratura con una scrittura trasparente, sciolta. Era molto avanti rispetto alla sua e la mia stessa generazione. Eravamo coetanei. Una scrittura basata sull’eloquio interiore, un po’ alla Joyce c’è nei suoi due primi libri (Altri libertini, Pao Pao). Aveva anche la capacità di varietà di polifonia che pochi hanno. E’ stato un modello ed è morto a 36 anni per aids, allora incurabile. La sua avventura è terminata con la rilettura della Bibbia, da credente». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
