Gazzetta di Modena

«Il cinema di Callegari un regista intellettuale che trasformava i film in specchio della realtà»

Alberto Morsiani
«Il cinema di Callegari un regista intellettuale che trasformava i film in specchio della realtà»

Simone Isola spiega com’è nato il documentario-omaggio al regista che sarà presentato il 27 febbraio in anteprima alla Sala Truffaut  

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L’INTERVISTA

Alberto Morsiani

Si intitola “Se c’è un aldilà sono fottuto”, il bellissimo film documentario che rievoca vita e opere del regista Claudio Caligari, autore di tre piccoli classici di culto cinefilo come “Amore tossico” (1982), “L'odore della notte” (1999) e “Non essere cattivo” (2015).

Il film, che sarà proiettato in anteprima giovedì 27 febbraio alle 21, presso la sala Truffaut di via degli Adelardi a Modena, è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2019, dove è stato accolto con vero entusiasmo e molta commozione, dato che Caligari è scomparso prematuramente.

Alla proiezione modenese sarà presente uno dei due autori, Simone Isola (l'altro è Fausto Trombetta), che abbiamo intervistato per la “Gazzetta ”.

Il film è, insieme, una rievocazione della vita e delle opere di Caligari ed anche il racconto del “making of” del suo ultimo film, “Non essere cattivo”, girato quando lui era già molto malato (morirà appena terminate le riprese). Una miscela che mi sembra funzioni molto bene. Mi può dire qualcosa sul lavoro?

«Il progetto è partito da due ragazzi di Ostia, Fausto Trombetta (giornalista) e Marco De Annuntiis (musicista). Entrambi sono cresciuti nei luoghi raccontati dai film di Caligari, e sono grandi ammiratori del suo cinema. Dal 2017 in totale autonomia hanno iniziato a girare l'Italia per realizzare interviste per un ipotetico documentario proprio su Caligari. Durante questo lavoro, svolto in totale e ammirevole autoproduzione, sono arrivati a me per intervistarmi in quanto uno dei produttori di “Non essere cattivo”, l'ultimo film di Claudio. Da lì è nata l'idea di unire le forze e realizzare un progetto ambizioso: unire il racconto della vita di Caligari alla sofferta lavorazione della sua ultima opera, girata quando ormai la sua salute era irrimediabilmente compromessa. Abbiamo allora ripescato il girato della lavorazione, realizzato altre interviste, e infine siamo tornati con Maurizio Calvesi (direttore della fotografia di Caligari) sui luoghi dove sono state girate le scene più famose di “Amore tossico” e “L'odore della notte”. Un'idea che si è tradotta in un montaggio lungo e laborioso (oltre due mesi), durante il quale è stato preziosissimo il lavoro svolto dal montatore Mario Marrone».

Dalla visione del film traspare una grande stima e amore per Caligari, soprattutto da parte di gente del cinema, Moretti, Ferreri, Marco Risi, Mastandrea e tutti i suoi interpreti e collaboratori. Chiunque abbia lavorato con lui parla di una esperienza importante, professionale e umana. Come se lo spiega?

« La stima nei confronti di Claudio c'è sempre stata, anche quando era in vita. Peccato che questa stima non si sia mai tradotta in opportunità di lavoro... Credo che Claudio abbia sempre approcciato il lavoro con una serietà e un rigore estremi, responsabilizzando i suoi collaboratori con poche parole. La fase di “scelta” di un attore o di un collaboratore era estremamente importante. Questo creava atmosfere molto speciali, la sensazione di lavorare a qualcosa di “diverso”, di unico nel suo genere. Puro cinema, insomma».

Caligari, nonostante il grande successo di stima, ha diretto solo tre film in più di 30 anni. Come mai così pochi progetti suoi si sono realizzati?

«Sono diversi i motivi, infatti nel film non abbiamo dato risposte univoche o categoriche. I suoi film trattavano temi scomodi in un'epoca nella quale il finanziamento televisivo stava diventando decisivo anche nella produzione di opere cinematografiche. Il divieto del film ai minori di 14 o 18 anni avrebbe comportato problemi al produttore: questo ha reso difficile la produzione di determinate storie. A tutto questo va aggiunto il carattere di Claudio, decisamente poco incline al compromesso».

Che eredità lascia Caligari a chi fa o semplicemente ama il cinema?

«Lascia soprattutto un metodo di lavoro preciso: quello di immergersi a fondo nella realtà che si vuole raccontare, “viverla”, e provare a restituirla in un racconto cinematografico. Nel modo più personale ed onesto possibile. Una strada difficile da percorrere, ma che credo distingua il cinema da tutte le altre forme di produzione audiovisiva». —



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