Gazzetta di Modena

Modena, costume e realtà:come cambia l’arte dal '900 ad oggi

Davide Berti
Modena, costume e realtà:come cambia l’arte dal '900 ad oggi

È uscito l’ultimo libro di Gioacchino Toni, una guida agli stili. "È un volume che parla di vita, lo dedico agli studenti»

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MODENA. A pochi mesi dall’uscita del volume dedicato alla modernità, ecco arrivare in libreria il nuovo libro di Gioacchino Toni e Gianluca Ruggerini, “Guida agli stili nell’arte e nel costume” (Odoya edizioni, 2020, pp. 432 con illustrazioni, euro 25), dedicato questa volta all’età contemporanea.

Uno degli autori, Gioacchino Toni, insegna Storia dell’arte al liceo Muratori San Carlo di Modena.

All’uscita del primo volume avevate detto che non vi sareste fermati all’analisi della modernità ed ecco, fresco di stampa, il libro che affronta il periodo più recente. Come è strutturato questo vostro nuovo lavoro?

«Questo nuovo libro, che in realtà è pronto da tempo ma che esce a qualche mese di distanza dal precedente volume per esigenze editoriali, prende il via dalla fine dell’Ottocento, ove eravamo restati, per attraversare l’intero Novecento fino a raggiungere il recente cambio di millennio. A fare da narrazione principale è l’analisi stilistica delle esperienze artistiche. Attorno a tale asse portante abbiamo inserito schede utili a ricostruire il quadro generale delle consuetudini di vita dell’epoca soffermandoci in particolare sull’abbigliamento».

Quali sono gli snodi artistici attorno a cui avete lavorato?

«Siamo partiti con l’analisi delle sperimentazioni postimpressioniste, indagate nelle loro cesure nei confronti della tradizione. Abbiamo voluto evidenziare come il generale scollamento dell’arte dalla riproduzione fedele della realtà visiva porti da un lato lungo la via dell’astrazione, fondata sulla stilizzazione delle forme naturali, e dall’altro verso quella della concretezza, ove l’arte mira, sull’onda dell’immaginario industriale, alla realtà artificiale. Passate in rassegna le “Avanguardie storiche”, sono state affrontate le “poetiche della materia” degli anni Quaranta e Cinquanta, le “poetiche dell’oggetto” degli anni Sessanta e Settanta e le proposte artistiche che, dalla fine degli anni Sessanta, hanno inteso istituire un nuovo rapporto con la realtà circostante. L’ultima parte del volume tratteggia le principali trasformazioni del sistema dell’arte contemporanea giunto al cambio di millennio, riflettendo sulle nuove dinamiche del mercato artistico e sul ruolo del circuito espositivo-museale».

Ancor più che nel precedente volume avete inserito numerose schede relative all’abbigliamento e sono presenti anche parti dedicate al cinema e alla televisione.

«Per quanto riguarda l’abbigliamento, trattando l’età contemporanea era inevitabile dedicarvi maggiore spazio in quanto anche in esso i cambiamenti si sono fatti sempre più repentini. Per dirla con la studiosa Nicoletta Polla-Mattiot, essendo l’abito sempre stato il tramite di una rappresentazione pubblica, le dimensioni del pubblico sono passate velocemente dal salotto ai locali da ballo, poi alla città, alle riviste, al cinema, alla televisione, fino all’universo dei social del nuovo millennio. Volendo tratteggiare l’immaginario della contemporaneità, era altrettanto indispensabile fornire alcuni elementi di analisi a proposito dei mass media più influenti del periodo».

Già nel precedente volume avete proposto un’analisi rigorosa ma al tempo stesso accessibile a un pubblico allargato; con l’arte contemporanea è stato più difficile raggiungere tale obiettivo?

«La contemporaneità in effetti complica un po’ le cose ma, come nel lavoro precedente, è stata proprio questa la scommessa: mantenersi rigorosi nell’analisi senza realizzare un libro per soli addetti ai lavori. Se il libro riesce in tutto ciò non spetta a noi dirlo, ma a tal proposito devo dire che la ventennale esperienza di insegnamento è stata di qualche aiuto. Anzi, approfitto dell’occasione per dedicare questo lavoro agli alunni e alle alunne che in tutti questi anni hanno pazientemente ascoltato, letto, osservato e visitato ciò che ho loro proposto nella speranza di aver contribuito alla loro crescita culturale e personale». —