Il piacere di un buon libro è l’antidoto alla clausura
Alperoli, Mazzoli, Cornia e Giovetti e la vita trascorsa tra le mura domestiche
l’isolamento
Un forte apprezzamento per i medici, gli infermieri e quelli che lavorano contro il Coronavirus esprime Roberto Alperoli, ideatore di Poesia Festival e già assessore alla cultura a Modena. «Sono dominato da un sentimento di interminabile gratitudine nei loro confronti. Quando tutto sarà finito, ci rimarrà una maggiore consapevolezza dell’importanza della protezione sanitaria, sociale. E mi sento una furia verso i cretini, i superficiali, quelli che non rispettano le regole. Sono dei criminali. Insultano chi lavora per proteggerci, e anche i morti, quelli che se ne vanno, che muoiono in questo modo così tragico. Mi mancano gli incontri sulla poesia che stavo facendo con i ragazzi delle Scuole Medie Inferiori, mi mancano gli amici, le cene-conversazioni con Bertoni e Rentocchini. E mi mancano tante piccole cose annidate inconsciamente nella quotidianità. Mi piace guardare la luce sfiorire fuori dalla finestra. Penso, mi disperdo. Scrivo. Mi fermo volentieri a parlare con i miei coinquilini a Castelvetro. E, naturalmente, leggo. Leggo forsennatamente. Romanzi, poesie, saggi. Da “Poesia e verità” di Goethe all’ “Autobiografia” di Alma Mahler Werfel. Ho appena finito di leggere “Il Copista - Un venerdì di Francesco Petrarca” dell’amico Marco Santagata. Un lungo racconto meraviglioso, un capolavoro di una bellezza - a tratti - quasi insostenibile. E questa bellezza mi consola molto”. Non abbandona mai la casa Franco Vaccari per il quale “è necessario essere isolati, in attesa che arrivi un po’ di sereno. Sono incollato a internet, seguo i giornali. Tento di scribacchiare qualcosa, ma è preoccupante che gli eventi si evolvano con estrema velocità e si riflettano sulla nostra vita. Tanto rammarico per non aver, forse, scambiato con le persone care tutto ciò che è di bello, di confortante. Anni fa ho raccolto libri sulla peste e ho visto che tante cose sono simili a quelle attuali. Ho capito che dipendiamo dagli eventi. Allora la vita era molto più terribile, cruenta. Ma anche noi siamo dentro a qualcosa che un nuovo Manzoni potrebbe raccontare”.
Ad Emilio Mazzoli manca, certamente, il lavoro di gallerista. «Sono in casa con la mia famiglia e trascorro il tempo nella mia biblioteca a leggere libri. Viene a mancare il rapporto con gli amici, gli artisti. Anche i progetti vengono rimandati. Comunico con il telefonino, perché poco pratico con internet. Sono triste perché la cosa è seria. Credo che lo Stato si stia comportando bene. Siamo abbastanza protetti». Si considera fortunata la giornalista e scrittrice Paola Giovetti perché si sta occupando della sua rivista “Luce e Ombra” e lavorando ad un nuovo libro sull’amicizia. E “su whatsapp arrivano notizie di amici, anche “ritrovati”. Nel condominio di 20 appartamenti abbiamo una chat comune, una chat che ho anche con i figli e un gruppo i lavoro. Ho nostalgia per la socialità, non più possibile, per la libertà di uscire, di andare a trovare un’amica, a Bologna per la Biblioteca di cui mi occupo. Il problema è di tutti. Ci dobbiamo adattare. C’è la paura che ciò duri molto e abbia delle conseguenze pesanti. Ma sono ottimista». Laconico lo scrittore Ugo Cornia: «Abito da solo e resto isolato in casa. Faccio videolezione con i miei studenti. E telefono agli amici». —
M.F.
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