Quel facoltoso modenese finito in disgrazia col duce
Francesco Carbonieri nasce a Campagnola (Reggio) nel 1886 in una famiglia di proprietari terrieri arricchitasi fra il Sette e l'Ottocento con affittanze agricole e commerci, una delle più in vista della zona anche per l'impegno civile. Il clima familiare in cui cresce è certamente ricco di stimoli e di opportunità, ma purtroppo poco si conosce di lui. Sappiamo della sua attività di agronomo e amministratore delle sue proprietà terriere disseminate fra i comuni di Formigine, Sassuolo, nonché in Toscana e in Costa Azzurra. E’ un cultore di piante e si diletta in fotografia. A partire dal 1908 possiede una macchina fotografica per lastre formato 13x18 con cui fotografa la donna che diventerà sua moglie due anni dopo, la sassolese Clementina Cionini, insieme ad alcune amiche nel giardino della villa di famiglia a Magreta.
Il 1938 e il 1939 sono due anni fondamentali nella vita e nell'attività fotografica di Francesco Carbonieri. Il 31 ottobre del '38 Francesco e il figlio vengono arrestati per aver scritto assieme, durante un soggiorno a Nizza, una lettera al nipote Giovanni Moruzzi di Parma, nella quale il duce è definito “il Cafone”) ed elogia la condizione dello stato francese che, ai loro occhi, pare ottimale rispetto a quella italiana. Vengono condannati al confino nella provincia di Cosenza per 5 anni. Dopo aver scontato un anno, per intercessione del prefetto di Modena, ricevono il proscioglimento. Il rientro coincide con la vendita della villa Vandelli di Lesignana per motivi economici e il trasloco a Magreta. Il confino, il conseguente isolamento da parte di parenti e amici, le difficoltà economiche, distruggono il mondo dorato nel quale Carbonieri è vissuto fino ad allora. In quel momento smette per sempre di fotografare. Morirà a Magreta nel 1960. —
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