«Scheletri e tanti misteri per il mio Cataldo un commissario curioso e paziente»
Luigi Guicciardi, scrittore di gialli molto apprezzato dagli appassionati, torna con una nuova avventura «Un conto aperto con il passato»
MODENA. «Un conto aperto con il passato» questo è il titolo dell’ultimo libro di Luigi Guicciardi con il Commissario Cataldo come protagonista. Uno scheletro viene ritrovato in un vecchio luogo abbandonato a Modena e da qui parte un’indagine avvincente e ricca di colpi di scena. «La cosa che amo di più del Commissario Cataldo – spiega Luigi Guicciardi – è la sua umanità. È un investigatore che sa fare domande, ma soprattutto che sa ascoltare. E che non dimentica mai che ogni delitto è commesso per ragioni profondamente umane, che non vanno mai giustificate, ma sempre comprese. Poi amo due qualità, che il mio personaggio condivide con me quando scrivo i gialli: la curiosità e la pazienza».
Com’è cambiato dall’inizio?
«Quando è arrivato a Modena era un quarantenne schivo e un po’ romantico, che aveva scelto di trasferirsi da Catania per fare carriera e per decidere cosa fare per una storia d’amore in crisi, ma provava ancora nostalgia per la sua isola. Nelle prime indagini si muoveva un po’ da estraneo, da solitario. Poi, via via si è abituato alla cucina, al dialetto, alla gente e s’è aperto a nuove relazioni sentimentali, che l’hanno visto innamorato, disamorato, marito, padre e infine separato dalla moglie (che se n'è andata con un altro portandosi via i due figli). In quest’ultimo romanzo della serie è un uomo solo, più malinconico e riflessivo di prima, giunto al culmine della maturità professionale».
All’inizio sa sempre già chi è l’assassino?
«Sì. Siccome scrivo mystery (e non thriller), cioè un tipo di Giallo classico, pianifico sulla carta la trama complessiva della storia, e quando in un secondo tempo passo a scriverla, posso sì variare qualche personaggio di contorno o qualche scena, o ritoccare o tagliare qualche dialogo, ma la struttura generale resta sempre inalterata (assassino compreso)».
La trama di “Un conto aperto con il passato” comele è venuta in mente?
«Lo spunto iniziale mi è venuto dall’osservazione diretta della nostra città, coi lavori di demolizione di più d’un edificio che sono stati avviati, e altri di cui si parla e che non partono mai (come accanto al cavalcavia della Maserati). Ho immaginato così che, nell’abbattere un vecchio edificio in zona san Cataldo, venga ritrovato uno scheletro sepolto da anni, e da qui ha preso il via tutta la storia».
Pensa che Modena sia adatta come location per i gialli?
«Ritengo che Modena sia molto adatta, innanzitutto è un luogo a misura d’uomo equidistante tanto dalla metropoli – in cui il delitto è quasi una normalità – quanto dal borgo, dove tutti sanno tutto di tutti e il mistero non avrebbe sufficienti crismi di attendibilità. Oltretutto, essendo io modenese di nascita, la conosco così bene da riuscire a trovarvi location sempre diverse. In quest’ultimo romanzo in particolare, forse il primo interamente ambientato a Modena, ci sono i Torrazzi o la zona di San Cataldo o quella di Cognento con la Delta farmaceutica, oltre ad altri quartieri della Modena-bene».
Qual è la difficoltà maggiore che ha affrontato per scrivere questo libro?
«Il fatto di dover far convivere un’indagine memoriale, a ritroso, psicologicamente interessante ma sottoposta al rischio narrativo della lentezza, con un’altra indagine, molto più drammatica e ritmata, e di farle convergere entrambe verso un unico assassino».
Sta già scrivendo il prossimo?
«Sì. Si comincerà con due dipinti del grande Guido Reni, a lungo creduti scomparsi, che invece, rintracciati, restaurati e donati a un convento di suore a Modena, saranno presentati con un importante evento pubblico. Anche Cataldo sarà invitato a presenziare e in poche ore si imbatterà prima in una donna strana e affascinante, poi nell’omicidio di suor Alda, depositaria della storia e dei segreti del convento. Per il titolo mi piacerebbe ‘Ai morti si dice arrivederci’: arrivederci e non addio, perché ogni vittima che chiede giustizia non può essere dimenticata». —
RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
