Gazzetta di Modena

IL “COMPENDIO” ALL’ARCHIVIO DI STATO 

E per i modenesi dotti Francesco III pubblica indagini, prove e processo

2 MINUTI DI LETTURA





Al popolo, le incisioni del supplizio per appagare orrore e curiosità per la punizione. Ai dotti, il volumetto con il compendio delle indagini e del processo. È una vera “crime story” la ricostruzione di come Poggioli è stato incastrato dall’astuzia dei due giudici che indagavano su di lui. Una partita a scacchi che aveva come posta il patibolo e che Poggioli ha giocato fino alla fine: non essendoci testimoni, credeva lui, non lo avrebbero mai incastrato. Questo libretto, stampato nel 1768 su volontà di Francesco III – duca di Modena e Governatore di Milano – è conservato all’Archivio di Stato con gli atti originali ed è riprodotto in fotografia nella collezione di un altro appassionato di antichità modenesi, Aldo Magnoni. L’autore ripercorre non solo la raccolta delle prove contro Poggioli – il recupero della refurtiva compreso l’orologio dell’oste Carlo Pellacani; la sua camicia insanguinata trovata in casa degli Speltarini - ma soprattutto la spinosa questione delle testimonianze. Poggioli sostiene di avere un alibi ma è falso e un testimone lo inchioda: è un collega che incontra e saluta mentre scappa dalla casa della donna che ha appena tentato di uccidere. Poi ci sono le confidenze ai giudici di un suo compagno di cella. Ma non bastan. Solo dopo i cedimenti della moglie, una lunga serie di interrogatori e forse la tortura, crolla e ammette i crimini. L’autore sottolinea che il criminale che faceva la bella vita col denaro delle vittime spassandosela con l’amante e picchiando la moglie gelosa, era solo un giovane maligno e ignorante che viveva «nell’imperizia delle cose più necessarie a sapersi». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google