Gazzetta di Modena

«Che questi tempi pieni di incognite siano ispirazione per il nostro teatro»

Paola Ducci
«Che questi tempi pieni di incognite siano ispirazione per il nostro teatro»

Il regista Stefano Tè dopo l’annullamento di Trasparenze sta già studiando il modo migliore per ripartire

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Paola Ducci

Se non ci fosse stata l’emergenza Covid, a breve, sarebbe tornato l’atteso appuntamento con l’ottava edizione di Trasparenze Festival, organizzato dal Teatro dei Venti insieme ad Ater - Circuito Regionale Multidisciplinare e il Coordinamento Teatro Carcere Emilia-Romagna, con il sostegno del Comune di Modena e della Fondazione di Modena e con il patrocinio del Comune di Polinago. Il tema sarebbe stato “Abitare Utopie”, diviso in due sezioni che avrebbero approfondito la relazione con due diverse tipologie di luogo: il carcere e la montagna. Ma il Festival è stato rinviato a data da destinarsi e a tal proposito abbiamo sentito il direttore artistico Stefano Tè.

Come sta vivendo questo momento così penalizzante per il teatro?

«Lo sto vivendo mettendomi in una condizione di ascolto e osservazione di quello che sta accadendo, non fermandomi, continuando la mia ricerca per essere pronto a ripartire secondo le nuove esigenze che ne scaturiranno. Questo virus ha colpito nel cuore il festival, Trasparenze si fonda sul senso di comunità e ogni anno prova a offrire una risposta al disagio profondo che sempre generano le distanze. Il doloroso momento di separazione ci conferma la necessità di portare avanti il progetto iniziale 'Abitare Utopie', rinviandolo a data da destinarsi. Ma ora più che mai dobbiamo fare esperienza di questo tempo incerto per sapere interpretare il desiderio di tutti di essere vicini, uniti e solidali».

Come si sarebbero sviluppate le due sezioni di “Abitare Utopie”?

«Nella sezione “Trasparenze di Teatro in Carcere”, oltre al Forum sul Teatro in Carcere che avrebbe coinvolto più di 250 ragazzi delle scuole superiori, avrebbe avuto luogo a Modena e a Castelfranco Emilia il primo Festival del Coordinamento Teatro Carcere Emilia-Romagna. In questo contesto sarebbe andato in scena il primo studio di “Odissea”, il nuovo spettacolo itinerante del Teatro dei Venti, di cui sono regista e ho curato la drammaturgia insieme a Vittorio Continelli e Massimo Don. “Odissea” avrebbe collegato il Teatro dei Segni, il Carcere di Castelfranco Emilia, il Carcere di Modena e diversi spazi urbani. “Il viaggio di Ulisse” si sarebbe svolto a bordo di un autobus navetta che avrebbe condotto gli spettatori all'interno degli Istituti Penitenziari, attraversando diversi luoghi deputati. Una produzione Teatro dei Venti con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, nell’ambito del progetto Freeway. Il progetto è sostenuto da Creative Europe. Con la sezione “Spettatori Residenti” il Festival avrebbe successivamente abitato il borgo di Gombola, frazione di Polinago, insieme al suo pubblico e alla comunità locale, per tre giornate. Sarebbe stata l’occasione per inaugurare ufficialmente il progetto di residenza artistica avviato dal Teatro dei Venti nell'Appennino modenese, con sede presso la Podesteria del luogo. Il programma sarebbe stato denso di spettacoli, concerti, escursioni e seminari sia nel borgo che lungo i sentieri tracciati. Ma la particolarità sarebbe stata l’occasione che gli spettatori avrebbero avuto di “Abitare Utopie” diventando veri e propri “Residenti” del luogo: strutture ricettive e singoli cittadini si stavano organizzando per aprire le loro case agli ospiti. Avevano raggiunto già più di 200 posti per il pubblico residente».

Avete pensato alternative per riprendere le prove dell'Odissea con i detenuti al più presto?

«Proprio lo scorso giovedì abbiamo avuto la disponibilità da parte della direzione del Carcere di Castelfranco Emilia all'avvio delle prove tramite collegamento da remoto. Ciò sarà possibile grazie anche alla generosità di amici del nostro teatro che in poche ore ci hanno donato 4 computer e altri strumenti elettronici."

E come si immagina una futura edizione di Trasparenze?

«Superato questo momento di smarrimento seguirà un’idea poetica e progettuale precisa, sintetizzata nel titolo 'Abitare Utopie' che non dimentichi in ogni caso i fatti accaduti, che si mantenga in ascolto del clima sociale del tempo che sarà, per favorire nuove relazioni e idee tra le persone. Prossimamente si presenterà la necessità di ricostruire e reinventare ciò che questa crisi ha distrutto e cambiato. Come sempre, nella storia, il teatro, dopo momenti bui, ha rivestito una grande funzione sociale e si è sempre messo a disposizione delle comunità, andando incontro alle nuove esigenze che nascevano. Questo sarà il nostro compito come artisti. Passerà del tempo prima che il pubblico possa tornare nei teatri e allora sarà il teatro, con la sua funzione ritrovata, a muoversi e ad agire in luoghi alternativi, verso le persone per “reinventare utopie”, per ritrovare una utilità sociale». —

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