Gazzetta di Modena

Modena Arti Visive: Civica, nel caveau i capolavori del disegno «Un patrimonio unico da valorizzare»

Stefano Luppi
Modena Arti Visive: Civica, nel caveau i capolavori del disegno «Un patrimonio unico da valorizzare»

Raccolte opere dei grandi artisti italiani del Novecento Il curatore De Luigi: «Dopo il Covid un piano di promozione»

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MODENA  Per la serie cose da conoscere della mia città quando finirà la quarantena, oggi invitiamo a scoprire una delle collezioni gelosamente custodite dalla Fondazione Modena Arti Visive: la Raccolta del Disegno della Collezione Galleria Civica del Comune di Modena. Una collezione accumulata con passione e certosina pazienza nel corso degli anni che è diventata uno dei motivi di vanto della nostra istituzione culturale. Un patrimonio che si pensa di valorizzare al meglio in futuro. Lo conferma Daniele de Luigi, curatore della Fondazione Modena Arti Visive, all’interno della quale è confluita la Galleria Civica di Modena.

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«Valorizzeremo presto – conferma – il patrimonio, davvero importante, riguardante il fondo pubblico del disegno. Lo facciamo già e lo faremo sempre più perché l’idea di iniziare, oltre trent’anni fa, a raccogliere disegni fu straordinariamente in anticipo sui tempi».

De Luigi da tempo segue anche questa parte delle collezioni e oggi, con tutti i dipendenti museali al lavoro da casa c’è il tempo di riflettere sull’importanza del disegno.

De Luigi perché dice che è importante questo fondo della Civica?

«Se pensiamo ai tempi in cui nasce l’idea e poi i primi anni di raccolta dei disegni, ossia la seconda metà degli anni’80, occorre fare alcune considerazioni».

Prego.

«Il direttore della Civica dell’epoca, Flaminio Gualdoni, aveva la convinzione che un centro espositivo come la Galleria comunale d’arte contemporanea dovesse avere una sua propria collezione. Doveva organizzare, come faceva, mostre, ma anche avere un proprio patrimonio. Gualdoni a quel punto si chiese cosa si potesse raccogliere, in base ai tempi e ai budget. E pensò proprio al disegno».

Perché il disegno?

«Nel 1988 non lo faceva nessuno in Italia, fu una idea appunto molto originale. A Modena nei primi anni’80 ci furono alcune mostre sul disegno del’900 e quindi valeva la pena di partire con questo progetto. Si partì con le acquisizioni che continuarono in modo sistematico fino a fine secolo. Oggi abbiamo un importante patrimonio, del resto il disegno come medium ha acquisito molta dignità e non è più ancella delle arti cosiddette maggiori, pittura, scultura e via dicendo. Lo prova anche il fatto che ci sono fiere internazionali espressamente dedicate al disegno, a Parigi, a Londra, a Lugano».

Quali i nomi più importanti conservati qui?

«C’è davvero di tutto, impossibile ricordare tutti visto che dai primi a fine’900 sono circa 5mila fogli. Molti furono nella prima mostra, del settembre 1988, ’Disegno italiano del dopoguerra’con Sironi, Morandi, Campigli, Lucio Fontana, Capogrossi, Licini, Melotti, numerosi artisti ancora più recenti, Scialoja, Carla Accardi, Tirelli, Merz, Eva Marisaldi. C’è stata anche molta attenzione al territorio con un importante nucleo del modenese Roberto Cuoghi, i grandi nati qui come Guerzoni, i Vaccari, Cremaschi, fino a Boetti, Baruchello, Paolini anche legati ad Alfabeta. Fino ai giovanissimi esposti nella recente mostra Versus. C’è anche un disegno architettonico di Carlo Aymonino che presto andrà in mostra».

Dove è conservato tutto questo materiale?

«In fondi protetti e catalogati in centro storico, molto è stato tra l’altro restaurato in occasione di mostre. Inoltre è tutto conservato in carpette o cornici e si possono fare ovviamente tutte le ricerche da remoto, accedendo tramite il sito dell’Istituto beni culturali della regione. L’archivio si chiama Pater ed è al sito www. ibc. regione. emilia-romagna. it”. »

Come utilizzate questo materiale?

«Abbiamo moltissime attività di prestito, utile anche ad avere restauri in cambio appunto del prestito stesso. Inoltre negli ultimi tempi valorizziamo anche noi a Modena, lo si vedrà anche appena presenteremo il programma dei mesi post emergenza».

Per meglio comprendere come nasce questa raccolta occorre riandare con la mente agli anni del direttore Flaminio Gualdoni – a capo della Civica dal 1988 al 1994 – e ricordare lo stato di allora della situazione artistica modenese. Come ricorda lo stesso ex direttore, i fasti della scuola “locale”, con Claudio Parmiggiani, Luigi Ghirri, Franco Fontana, Franco Vaccari, Giuliano Della Casa e numerosi altri si stavano purtroppo un po’diluendo rispetto agli anni’60-’70. C’erano ancora gallerie storiche come Emilio Mazzoli, dove nacque la Transavanguardia alla fine dei’70 e successivamente espose per la prima volta in Europa Basquiat, la Fonte d’Abisso, quella di Rossana Ferri, ma il “sistema” era meno potente. Gualdoni tento di riportare Modena al centro attraverso il disegno e mostre come quella citata da De Luigi e anche “Disegno contemporaneo” curata da Guadagnini,poi direttore a Modena. —


 

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