A casa con gli Este/ Il vulcano di von Humboldt Quando i libri fanno viaggiare
Il Chimborazo cresce da una pianura arida dell’Ecuador e sale lento e rotondo fino a 6.273 metri Tra le rade piante in basso ci sono i lama Uno alza la testa forse disturbato dalla presenza uman
MODENA. Il Chimborazo è un vulcano. Cresce da una pianura arida dell’Ecuador e sale lento e rotondo fino a 6.273 m.
Oggi, paesi, strade e campi coltivati si addensano vicino alla base. Un tempo, il Chimborazo regnava su una natura aspra e solitaria.
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È così che lo vide Alexander von Humboldt, chimico, esploratore, naturalista tedesco ma soprattutto geniale interprete della natura, che ritrasse in tutte le sue meraviglie, come fece per i vulcani durante i suoi lunghi viaggi attraverso il continente Sud Americano. Nella fedele riproduzione di von Humboldt si vede la cima innevata e il segno netto della linea degli alberi.
Nella pianura, tra le rade piante e qualche masso, dei lama che brucano tranquilli. Uno di questi, in primo piano, alza la testa per guardarci incuriosito, forse disturbato dalla presenza di uomini che si avviano in gruppetti verso le pendici della montagna.
Di questi, quattro sulla destra discutono di qualcosa, uno di essi tiene un ramoscello vicino al viso. Forse è il ramo che gli ha appena dato il personaggio sulla sinistra, chinato verso un arbusto e con un grande blocco da disegno in mano.
Ci piace riconoscere von Humboldt in questa figura. La sua inestinguibile sete di conoscenza lo spinse fino agli angoli più remoti della terra. Durante i suoi viaggi, Alexander registrava, descriveva e disegnava tutto quello che vedeva.
Al ritorno metteva in ordine i suoi quaderni e con l’aiuto dell’amico artista Thibault pubblicava i suoi schizzi e le sue scoperte. Erano libri che facevano sognare i poeti e discutere gli scienziati. Erano libri grandi, pesanti, da poggiare su un tavolo per parlarci intorno. Erano libri che facevano viaggiare.
Viaggiare manca, tanto. Con i libri manca forse un poco meno. —
* direttore Gallerie Estensi
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