«I piccoli editori come noi sopravviveranno solo restando in rete e visibili»
Daniela Frigieri (Incontri): «Manca il libraio attento, gli incontri e le fiere sono fondamentali» Amalia Micali (Mucchi): «La nostra risposta è il digitale e la distribuzione mirata alle librerie»
IL PUNTO
carlo gregori
Editori sull’orlo di una crisi di nervi e anche editori che si ingegnano, immaginano vie d’uscita. La crisi strutturale del sistema editoriale italiano, che da sempre paga il prezzo di un numero esiguo di lettori a fronte di troppi titoli pubblicati, ora deve fare i conti col lockdown. Nonostante le iniziative proposte dal governo come la riapertura anticipata delle librerie, i problemi restano. E non sono solo di natura finanziaria o promozionale.
Spiega Daniela Frigieri, da 35 anni proprietaria di Incontri Editrice di Sassuolo: «In questi giorni soffre tutta l’editoria; in particolare i piccoli editori che, pur avendo distribuzione nazionale, non possono godere di una visibilità importante. I grandi distributori spingono i libri che vendono più facilmente, i best seller dei grandi editori, quelli pubblicizzati. Noi siamo alla fine dei cataloghi dei rappresentanti che vanno dal libraio. Il nostro problema è che abbiamo scarsa visibilità sugli scaffali di vendita. Per questo abbiamo bisogno di manifestazioni a sostengo delle pubblicazioni e di far sapere cosa esce. Per noi sono importanti le presentazioni con 25 spettatori. Sono importanti le fiere del libro, come Buk o Libriamo a Modena. Quest’anno mi sono iscritta anche al Salone Internazionale del Libro di Torino. Tutto saltato. Abbiamo quindi il danno economico per il mancato guadagno da esposizione fieristica. Ci manca il pubblico che viene apposta, che si ferma allo stand, ci saluta e parla con noi e viene apposta per incontrarci e conoscere le novità. Queste fiere sono la nostra vetrina. Per cui col lockdown siamo piombati nell’oscurità. Infine c’è il caro vecchio librario indipendente. Ne sono rimasti pochissimi. A Modena ci sono sono librerie grandi, con pile di libri di grandi case editrici e per noi non hanno molto spazio».
Libraia per 25 anni alla Libreria Incontri di Sassuolo coi suoi fratelli – «un negozio modellato sui clienti e le frequentazioni, nel quale abbiamo conosciuto pian piano i giusti e abbiamo ricevuto il sostegno dei clienti e anche delle istituzioni» – è la fondatrice e proprietaria di Incontri Editorie, una casa editrice di qualità che pubblica libri di narrativa, poesia, testi per bambini (compreso un Pinocchio illustrato da John Carling) e saggistica. Un catalogo di 250 titoli. Da un’attività nata intorno a ricerche di storia locale sassolese, dal 1985 si è espansa verso la letteratura e la condivisione di testi anche di validi autori locali.
«Il nostro scopo era ed è di tramutare un manoscritto in un testo a stampa da condividere con altri. Detto questo, la situazione attuale è tragica. Il settore è immobile. Le librerie non vendono, i distributori sono fermi, ho due titoli bloccati in uscita, gli incontri sono saltati. Fare l’editore a queste condizioni ha ancora un senso, nonostante tutto, ma non economico: devi trovare un filone redditizio che ti permette di pubblicare tutto il resto. Se sei un editore classico e indipendente da altre case più grandi, se riesci a sostenerti e sei determinato, se fai fiere, presentazioni, serate con l’autore e il resto e alla fine se i libri valgono allora vieni fuori. Ma la premessa è di avere le spalle larghe. Altrimenti l’inizio è lungo e faticoso e il futuro è incerto».
Cosa si può fare subito dopo il lockdown? «Oggi servirebbero un percorso fiscale meno complicato, attività di promozione utili, librai che sostengono e le operazioni che possano portare visibilità come manifestazioni, incontri, fiere ecc. Serve sopratutto un libraio che capisca e apprezzi il tuo libro e non lo metta in fondo allo scaffale».
Le biblioteche sono utili al piccolo editore? «Anche le biblioteche funzionano in questo senso. A Sassuolo da anni (ma ora è sospesa) si tiene una serie di incontri con autori locali: va bene, piace. Servirebbe anche una rete regionale tra biblioteche. Per quanto riguarda le fiere, sarebbe importante una rete regionale di promozione anche per quelle nazionali che ci dia visibilità. In breve, serve un cammino da fare insieme ad altri editori per la diffusione dei nostri libri. A Modena c’è Aem, l’Associazione Editori Modenesi, che organizza un’importante mostra mercato in Piazza Grande».
Amalia Micali, responsabile delle relazioni esterne della Mucchi Editrice, storica e prestigiosa casa editrice modenese di saggistica oggi guidata da Marco Mucchi, spiega: «Ripercussioni ci saranno, è sicuro: siamo un settore fragile. Basti pensare che la vita di un libro sugli scaffali di una libreria è di 20 giorni e il sistema distributivo nazionale è costosissimo. Noi stiamo già lavorando in smart working ai prossimi titoli, anche se abbiamo dovuto rallentare uscita dei prossimi due. Stiamo lavorando a riprodurre i contenuti in digitale. Abbiamo i titoli in ebook da due anni per stare sugli store online (Amazon, Ibs ecc). Possiamo dire con una punta di orgoglio che negli ultimi venti giorni abbiamo avuto un’impennata di vendite (+180% ) per i nostri titoli in ebook».
La Mucchi basa la sua distribuzione su una rete di librerie in capoluoghi regionali, da Genova a Firenze, e su Torrossa, intermediario librario tra editore e università o biblioteche di alta qualità. «La nostra produzione - spiega Micali - si basa principalmente sui nostri filoni storici, legati allo studio universitario: il diritto e l’estetica. Abbiamo anche opere di filologia e filosofia, di linguistica e persino autori di narrativa e di varia. Proprio per la nostra specificità abbiamo evitato la morsa della grande distribuzione scegliendo un rapporto di fiducia con alcune librerie alle quali si appoggiano i nostri lettori-clienti. Nel corso degli anni abbiamo creato una rete di distribuzione autonoma. Quindi riteniamo che sia importante incentivare e aiutare queste reti di distribuzione “autarchiche” per piccoli editori e librai indipendenti. Per il resto guardiamo al digitale: le vendite online stanno diventando importanti». —
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