«Ci sentiamo esploratori al servizio degli studiosi»
Parlano alcuni dei giovani ricercatori impegnati in questo affascinante progetto
le interviste
«È come andare alla scoperta di un nuovo continente. Lo scopo è mettere a disposizione nuovi strumenti informatici per chi studia e fa ricerca in ambito umanistico». Marco Iacovella, 30 anni, dottorato a Pisa in storia del Cinquecento, è arruolato nel progetto di Unimore insieme a una decina di colleghi giovani e meno giovani. «In particolare io e altri dottori - spiega Iacovella - ci occupiamo della celebre raccolta di manoscritti di Campori, soprattutto le lettere firmate da numerosi protagonisti tra Cinquecento e tardo Ottocento. Abbiamo manoscritti di personaggi come l’imperatore Carlo V, papa Pio IX, Giuseppe Mazzini, esponenti della corte Gonzaga di Mantova, ovviamente gli Estensi e i loro corrispondenti». Questa parte del lavoro metterà a disposizione una enorme mole di informazioni: «Oggi abbiamo solo l’elenco dei mittenti delle lettere, ma conosciamo pochi contenuti e ad esempio non abbiamo un elenco completo dei destinatari. Entro febbraio 2021 concluderemo la schedatura, poi appena possibile torneremo alla Biblioteca estense per approfondire il lavoro e mettere a disposizione le singole pagine firmate dei manoscritti».
Il collega Carlo Baja Guarienti - reggiano, 41 anni, assegnista ricercatore in Storia moderna a Unimore - si occupa invece nelle cronache di Spaccini per giungere alla digitalizzazione del corpus fisicamente pubblicato in sei volumi da Franco Cosimo Panini alcuni anni fa: «Il testo è fondamentale per la storia non solo modenese, visto che Spaccini annota particolari importanti e minuti di vita dal 1588 al 1636, compresi gli anni della peste del 1630 e le tante corrispondenze della corte estense». Anche qui il lavoro è complesso: «Per prima cosa ci stiamo occupando - continua Baja Guarienti - della digitalizzazione di tutto questo materiale anche per avere la possibilità di fare la ricerca, visto che l’edizione cartacea non ha gli indici. Così tutti gli studiosi e gli appassionati potranno leggere e studiare il testo senza venire necessariamente a vedere l’originale a Modena. Poi arriveremo a mettere a disposizione gli interi testi scansionando il tutto con indicizzazione di ogni singola parola».
Ha questa ultima specializzazione Silvia Cascianelli, umbra, a Modena da un paio di mesi: «Ho iniziato grazie a un assegno della Fondazione Modena nel laboratorio di intelligenza artificiale nel settore di Digital Humanities. Il mio primo compito è contribuire alla valorizzazione dei documenti storici: stiamo sviluppando algoritmi per i testi scritti per calligrafie molto variegate e su carta antica. I computer dovranno comprendere le grafie, ma anche capire cosa è inchiostro e cosa è macchia. Non semplice: ad esempio, sulla pagina, Muratori scriveva in varie direzioni e anche i suoi collaboratori nello stesso spazio contribuivano con le loro grafie. Abbiamo già i primi risultati, servirà ancora un po’ di tempo per andare oltre i prototipi». —
S.L.
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