Da Spaccini a Ludovico Muratori una miniera d’oro per i grafologi
L’analisi delle opere in italiano del grande storico e filosofo e del cronista seicentesco da decenni è al centro dell’attenzione degli studiosi
Lodovico Antonio Muratori, nato a Vignola il 21 ottobre 1672 e morto a Modena nel 1750, è stato un intellettuale centrale del ’700. Determinante il suo contributo alla nascita della moderna storiografia. Muratori, infatti, è l’autore della monumentale raccolta “Rerum italicarum scriptores”, da lui realizzata in ben 24 volumi e considerata il primo esempio di storiografia “scientifico-filologica” attraverso la raccolta delle fonti medievali. Ma Muratori è stato anche molto altro, come confermano i suoi documenti conservati nel Fondo Muratori della Biblioteca Estense a cui si associa la “Muratoriana”, il centro studi muratoriani. La sede di quest’ultimo ente è alla chiesa di Santa Maria della Pomposa, nel luogo sacro dove l’intellettuale ha vissuto molti anni in qualità di sacerdote. Lodovico prese i voti giovanissimo particolare che gli permise di studiare e di mantenere dal 1700 alla morte l’incarico di archivista e bibliotecario ducale.
Ma il progetto Unimore si occupa anche di un’altra importante figura.
Giovanni Battista Spaccini tra ’500 e primo ‘600 era uno studioso umanista di spicco a Modena. Proveniente da una famiglia ricca di origine milanese, vissuto tra il 1570 e il 1636 nella nuova, recente, capitale del Ducato, insegnò anche disegno ai principi estensi e svolse le funzioni di calligrafo per il cardinale Alessandro d’Este. Ma soprattutto Spaccini è noto agli studiosi per un vero e proprio monumento di carta, le sue celebri “Cronache”, nove volumi con migliaia di episodi raccontati tra il 1588 e il 1636. Un lavoro, dunque, da giornalista, meglio da memorialista colto dell’epoca, sulla falsariga di altri due modenesi che decenni prima diedero vita ai loro “diari”, Iacopino e Tommasino Lancellotti. Gli scritti di Spaccini sono preziosi perché offrono un quadro degli avvenimenti che accompagnarono la “Devoluzione del 1598”, il passaggio di Ferrara alla Santa Sede e l’arrivo degli Este a Modena. —
S.L.
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