Gazzetta di Modena

I MISTERI DELLE SUE LETTERE 

Un cifrario e tanti trucchi per nascondere le notizie

Carlo Gregori

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Uno dei tanti misteri che hanno rafforzato la fama perversa e criminale di Lucrezia Borgia riguarda proprio la sua corrispondenza cifrata, come se fosse un’opera di controspionaggio. Ora queste lettere sono conosciute meglio proprio perché conservate all’Archivio di Stato di Modena e grazie anche ai suoi funzionari agli studiosi è stato possibile capirle meglio. In un doppio foglio custodito all’interno del fondo Archivio Segreto Estense, nella serie denominata “Cifrario”, sono contenuti i codici e sistemi di cifratura elaborati tra il ’300 e il ’700 dai cancellieri estensi addetti alle corrispondenze segrete. Tra questi cifrari è stato possibile trovare la chiave per decodificare la corrispondenza segretar tra Lucrezia e il marito Alfonso d’Este durante uno dei più drammatici momenti del ducato estense. Il codice è basato sul principio della “scrittura dissimulata”, per cui un testo in chiaro ha in realtà un senso diverso da quello fintamente comunicato. «La più ingegnosa e la più bella è quella, che non dà sospetto di se stessa, né si conosce per cifra», così argomentava un influente segretario ecclesiastico vissuto alla corte papale un secolo dopo. Una lettera resa con la scrittura cifrata mostra a chi lo legge un testo in chiaro che è sostituito da una serie di stringhe in cui si susseguono simboli grafici, segni alfanumerici, parole in chiaro, ma dal senso nascosto o di significato nullo, e parole in chiaro di senso coerente. Questo metodo già manifestava di nascondere importanti notizie da tenere ben segrete. Caduta in mani sbagliate, sarebbe servita alle corti avversarie. —

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