La storia d’Italia raccontata con gli occhi di un ragazzo
Gian Arturo Ferrari domani ospite di Bper agli incontri con i finalisti del Premio Strega
L’INTERVISTA
m.vittoria melchioni
Tra i finalisti esordienti del Premio Strega c’è Gian Arturo Ferrari, il che equivarrebbe a vedere Riccardo Muti dirigere una canzone al Festival di Castrocaro. Ferrari, reggiano classe ‘44, è stato, infatti, l’uomo più potente dell’editoria italiana fino ad alcuni anni fa, e sotto la sua guida la Mondadori Libri ha messo a segno colpi da milioni di copie come “Gomorra” di Roberto Saviano (2006) e “La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano” (2008). Dopo aver supervisionato e letto migliaia di libri, Ferrari ha sentito la necessità di scrivere un suo romanzo, da grande oratore qual è, di raccontare una sua storia, che non è la sua storia personale, ma una che gli assomiglia molto. Così è nato “Ragazzo italiano” (edito da Feltrinelli), che verrà presentato domani pomeriggio alle 17.30 nell’ultimo incontro virtuale con i finalisti del premio letterario organizzato da Bper in diretta su Facebook e in streaming sul sito dello Strega e sul sito del Forum Monzani. Con Ferrari ci saranno anche Giuseppe Lupo con "Breve storia del mio silenzio" (Marsilio) e Alessio Forgione con "Giovanissimi" (NN Editore). Nel libro, Ferrari ripercorre la storia del nostro paese lungo il corso del Novecento, vista e raccontata da Ninni un bambino, poi ragazzo, poi adolescente e che si prepara, infine, a diventare uomo. La sua storia non è soltanto quella di un bambino che cresce, ma la storia precisa e cristallina di una delle più preziose molle di promozione sociale che ancora possediamo: l'educazione.
Uno dei temi affrontati in “Ragazzo Italiano” è la scuola. Cosa pensa delle videolezioni di oggi?
«La scuola pubblica italiana è un’istituzione verso la quale sono molto in debito e provo un senso di reverenza nei suoi confronti, perché mi ha formato e mi ha permesso di avere la bella vita che ho avuto. Oggi la vivo attraverso la mia nipotina di 10 anni e penso che quello che è stato fatto dagli insegnanti durante questo periodo di confinamento è da lodare: ha contribuito a dare una sorta di continuità ai bambini che altrimenti sarebbero stati abbandonati a loro stessi».
Ninni ha un grande amore per i libri. Come facciamo a far rinnamorare i bambini della lettura?
«La lettura è un vizio e quando si ha un vizio è molto difficile smettere. Penso che il ruolo principale lo giochino i genitori che devono leggere i libri a voce alta ai bambini già in tenera età. Leggere un libro è un’attività impegnativa ma che apre la mente e ti cambia la vita».
Qual è il libro che da bambino ha amato di più?
«Le fiabe“ di Andersen, “I ragazzi della via Pal” e “Senza Famiglia” e tanti altri».
Le dispiace non poter essere fisicamente a Modena per presentare il libro?
«Sì, molto. Anche se la tecnologia ci permette di arrivare comunque. Modena in più mi è molto cara, perchè mi ricorda Edmondo Berselli al quale ero legato da una profonda e lunga amicizia». —
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