Gazzetta di Modena

«Il mondo andava troppo veloce È l’occasione per ripensarlo»

M.F.
«Il mondo andava troppo veloce È l’occasione per ripensarlo»

Per Michelina Borsari dobbiamo far tesoro di quanto ci è accaduto «Abbiamo soprattutto imparato che nessuno ce la farà da solo» 

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«Ho avuto subito l’impressione che fosse un’immensa riduzione di complessità: la pandemia ci metteva tutti a casa e il mondo si fermava”. E’ il primo pensiero, quando è scoppiato il Covid, di Michelina Borsari, direttore scientifico del Consorzio per il Festival Filosofia dal 2001, prima edizione, al 2016. “Una cosa spaventosa e, dall’altra, di sollievo. Il mondo andava molto veloce e si è fermato, con effetti poderosi sulle nostre vite. Il lungo momento di silenzio mi è parso anche una straordinaria occasione per ripensare il mondo, come potrebbe essere e non solo com’è».

Si possono intravedere le conseguenze della pandemia?

«Gli specialisti dicono che dovremmo farci una ragione, perché ci vivremo dentro. Per l’individuo il bene e il male diventano estremi: dipende molto dalla sedia su cui sederemo ogni giorno, dai metri quadri di casa, dagli accordi familiari. Non c’è dubbio di questa obbedienza: ci hanno detto di stare in casa, e lo abbiamo fatto. Per paura? Non solo. Stare a casa per riposarsi di un mondo velocissimo, che ti dà continuamente nuovi compiti, è un passo indietro che abbiamo voluto fare. Ci hanno chiesto qualcosa a cui eravamo pronti».

Quale tipo di cultura prevede?

«La connessione della cultura con la conoscenza è fondamentale. Dobbiamo essere più attrezzati culturalmente, cioè avere più conoscenze dei luoghi, della storia, della tecnologia. Senza chiusura. Se la globalizzazione avrà un rallentamento, come lo ha avuto, la cultura sarà riformulata, ma non con un rallentamento della globalità delle questioni. E quanto più riusciremo a pensare come altri popoli, tanto più potremo affrontare situazioni in modo migliore. Dobbiamo integrare più diversità. Non escludere. Grande chance».

C’è il rammarico che il festival non si possa fare nelle forme del passato…

«Un rammarico, ma pure un insegnamento. Il festival non è solo turismo. E’ soprattutto fatto per le comunità locali, a cui non mancherà. Per fortuna i nostri territori non sono della monocultura, ma delle economie miste. Da essi provengono le grandi innovazioni. Il festival ha avuto più un desiderio di democratizzazione, ha portato saperi più specialistici a livello della strada. E credo che questo lavoro possa e debba continuare. Non mancherà di fare da traino agli istituti culturali, ai musei, alle biblioteche. E questo sempre di più. Abbiamo imparato che nessuno ce lo farà da solo».

È d’accordo con Platone: il governo ai filosofi?

«Sono molto più legata ad una idea di democrazia, dove i filosofi fanno il loro mestiere, cioè quello di pensare i problemi e i politici provano a trovare delle soluzioni. Due mestieri molto diversi. L’orientamento al bene si produce in un parallelogramma di forze, in cui attraverso regole, opinioni e media, riescono a partecipare anche i cittadini. Questo mi piace più del governo dei filosofi, perché siamo tutti dentro. Sono per la dialettica democratica. La posizione aristocratica di Platone non mi trova del tutto convinta». —

M.F.

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