«Una lezione dall’isolamento: curare i rapporti interpersonali»
La professoressa. Berenice Cavarra invita a guardare alla scienza «Si è capita l’importanza di sostenere la ricerca scientifica»
«Non so se, come si pensa, sarà un cambiamento epocale. E’ difficile prevedere – sostiene Berenice Cavarra, docente Unimore di storia della medicina e direttrice del Centro Interdipartimentale di Ricerca sulla storia delle idee – come potremo reagire alla fase tre, valutando se è più importante la libertà personale o la propria sicurezza. Se faremo un passo indietro per la sopravvivenza, o se la cura di sé sarà orientata a godere maggiormente delle cose, a riprenderci il tempo perduto. Ci sono discorsi da fare sull’economia, con attività che non possono riprendere, sul rapporto tra l’Italia e l’Europa che è una questione politica mondiale, sulla salute ambientale e su ciò che è essenziale».
Cambieranno le forme di relazione?
«Non credo. Indosseremo le maschere fino a quando saremo avvertiti che il contatto genera contagio. Non appena il ricordo sfumerà, cominceremo ad avere contatti fisici. A mio avviso, potrebbe rallentare, cambiare la didattica a distanza, perché tutte le culture hanno posto al centro il rapporto di condivisione tra maestro e discepolo. Non voglio ergermi a sostenitrice dei vecchi modi di trasmissione del sapere. Ma spero ci sia più attenzione a modalità educative, non sostituite da strumenti che erogano istruzione. Il digitale non può sostituire un rapporto in presenza. Ineludibile è il libro, unico modo per vivere le vite degli altri, e usufruire dell’immenso racconto universale, collettivo».
Si può dare un senso alla vita attuale e futura?
«Ognuno ha i suoi modi per dare un senso alla vita. Per la vita collettiva c’è tensione ad un maggiore senso di comunità, di cui abbiamo tanto sofferto quando è venuto a mancare. Si potrebbe rafforzarlo con una maggiore cura dei rapporti interpersonali, ma anche all’interno delle istituzioni. Credo che la politica debba pensare all’individuo nella maniera più articolata possibile, facendosene carico: alla salute e al lavoro, ma pure al poter realizzare se stesso, interagire con gli altri, con la vita privata che si vuole vivere, le scelte culturali, religiose, etiche ed estetiche, il rapporto con la natura, gli animali. Cose scontate che ci sono state sottratte».
Il Covid ci fa scoprire che la scienza ha i suoi limiti?
«L’uomo ha i suoi limiti. La conoscenza è fatta di percorsi, giusti e sbagliati, di strade luminose. La scienza è conoscenza di meccanismi complessi, soprattutto per ciò che è organico, vive. In qualsiasi campo, occorre finanziare quelle ricerche che non sembrano così urgenti, o con minore visibilità. Si pensi alla microbiologia, all’infettivologia. Se solo tre anni fa avessero proposto finanziamenti solo in questo campo, ciò sarebbe stato guardato con stupore. Non sappiamo cosa il futuro ci potrà riservare. Abbiano bisogno di tutte le competenze. Se ci fossero maggiori finanziamenti e professionisti a tutto campo, con un’ottima preparazione di base, il risultato sarebbe ottimo. Con i finanziamenti non solo si esaltano le aristocrazie del sapere, ma si rende possibile il funzionamento di una società giusta e sicura. Credo che la sanità debba essere pubblica».–
M.F.
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