Gazzetta di Modena

«Dopo quanto accaduto la scuola deve ritrovare centralità per i ragazzi»

S.L.
«Dopo quanto accaduto la scuola deve ritrovare centralità per i ragazzi»

Viola Ardone affronterà il tema del festival collegandolo alla scrittura «Mi affascina il modo n cui i ricordi si trasformano in memoria» 

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L’INTERVISTA/2

Viola Ardone è una scrittrice predestinata visto che già all’età di sette anni con una amichetta delle elementari iniziò a scrivere una sorta di diario di viaggio. In età adulta Ardone, che interverrà al Memoria Festival domenica alle 19 con Rosella Postorino, ha scritto numerosi testi tra cui “La ricetta del cuore in subbuglio”e “Una rivoluzione sentimentale”, ma soprattutto è l’autrice di “I treni dei bambini”. Il libro, pubblicato da Einaudi Stile Libero, è uscito pochi mesi fa ed è stato prenotato anche da una ventina di stati esteri: racconta le vite e le storie di tanti bambini del sud Italia che nei durissimi anni post seconda guerra mondiale vennero adottati da famiglie di Marche ed Emilia Romagna, Modena compresa, che dunque offrirono loro un futuro. La scrittrice ha dunque pieno titolo per spiegare come la scrittura e il romanzo siano strumenti in grado di veicolare le emozioni e la conoscenza della storia. Ossia ingredienti della memoria.

Come la memoria ha a che fare con la scrittura? «L’aspetto che a me interessa maggiormente è legato alla trasformazione dei ricordi in memoria. I primi, infatti, appartengono alle persone, ma solo mettendo insieme tanti singoli con le varie connessioni si arriva a una importantissima memoria comune. Mi interessa questo aspetto».

Su di lei come si sviluppa questo passaggio dal privato al pubblico?

«Io ho sempre scavato nei ricordi personali, nella famiglia, soprattutto nella vita delle mie nonne. Loro vivevano in quartieri popolari e furono loro a raccontarmi di come nel 1946-50 occorreva mandare i figli al nord vista la povertà che c’era. Io all’epoca avevo pochi anni e a me pareva una punizione questo modo di distaccarli dalle famiglie. Da film dell’orrore».

Lei parlava di ricordo personale, come questo che diviene collettivo, ad esempio tramite il suo libro. In tutto ciò qual è il ruolo dello scrittore?

«Lo scrittore attraversa quella che le indicavo come la memoria collettiva, anche se poi per me il punto di arrivo della scrittura è la riconnessione al presente. E quindi ben si comprenda che quella storia chiama in ballo temi odierni come l’accoglienza, i migranti, l’intolleranza, la chiusura delle frontiere».

Rispetto all’Italia del dopoguerra oggi come siamo?

«Allora il tessuto sociale era molto forte, rinasceva lo Stato, le associazioni e i partiti, c’era molta collaborazione tra le famiglie. Penso che tutto ciò vada recuperato anche perché molte paure nascono dalla solitudine. Oggi siamo molto soli mentre la socialità è una importante rete di sostegno tra cui la scuola ha il ruolo fondamentale».

Le scuole resteranno chiuse almeno sette mesi, è forse accaduto solo in tempo di guerra:

«La scuola deve ritrovare la propria centralità, glielo dico da insegnante di liceo e occorre studiare soprattutto la storia che invece sta diventando un fanalino di coda dell’insegnamento. Servono conoscenze, altrimenti i ragazzi vivranno in un eterno presente, amplificato dagli strumenti digitali. E in tutto ciò gli anni formativi sono fondamentali».

Questa è la storia, ma a cosa serve leggere romanzi, impossessarsi di storie non necessariamente vere?

«Leggere significa appassionarsi a storie, a mondi fuori da noi e per ogni scrittore la sua storia è reale, anche la fantascienza. Una buona storia ti fa sembrare reale il non reale e dentro ci sono sempre ingredienti che giungono dalla realtà».

Quanto è importante dunque la lettura?

«Va incentivata, attraverso l’esempio e non l’obbligo o la punizione. Io ad esempio leggo molto nelle mie classi, racconti e poesie in particolare: questo perché se un genitore sta sempre al telefonino è poi facile che un figlio lo imiti no? Leggere è dunque un virus positivo molto importante». —

S.L.

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