Scordarsi del lockdown con una camminata da Ventimiglia a Trieste attraversando le Alpi
Artestampa pubblica il libro-diario del modenese Fabrizio Desco che ci guida in una affascinante traversata lunga1400 chilometri
L’INTERVISTA
Ombretta guerri
Camminare all’aperto, rispettando tutte le distanze di sicurezza anti Covid ,che ancora potranno esserci da qui a qualche settimana, e percorrere alcuni tra i luoghi montani più belli al mondo, con paesaggi unici che lo stesso mondo ci invidia. Sembra quasi essere una ricetta ideale per le vacanze post-lockdown in siocurezza per tutti gli amanti della montagna, quella che arriva dalla libro “Una traversata delle Alpi – a piedi da Ventimiglia a Trieste” (Ed. Artestampa) pubblicato proprio a ridosso della chiusura di marzo da Fabrizio Desco.
Il libro è il resoconto di una traversata che l’autore ha realmente compiuto in due fasi nel 2001 e nel 2017 e che ora ha deciso di condividere con i lettori e soprattutto con gli appassionati delle camminate sui mondi.
Desco, quando è nata l’idea di intraprendere questo viaggio?
«Premetto che sono da sempre appassionato di montagna che frequento praticando alpinismo, sci, mountain bike. L’idea di questa traversata alpina è nata nel 2001. Per festeggiare i miei primi cinquanta anni ho pensato di regalarmi questa esperienza, da solo, quasi una sorta di pellegrinaggio. Il progetto prevedeva il cammino da Ventimiglia alla Valle d’Aosta, cioè praticamente tutte le Alpi Occidentali, in meno di un mese. L’esperienza fu veramente ricca e coinvolgente, ma conclusa lì. Dopo un po’ di anni, ormai in pensione, mi è balenata l’idea: perché non proseguire la camminata ripartendo dalla Valle d’Aosta e completare la traversata delle Alpi fino a Trieste? E finalmente nel 2017 ho concluso il progetto che ho realizzato in quattro ‘tranche’ estive per un totale di quasi 90 tappe, oltre 1.400 chilometri percorsi a piedi e 90.000 metri di dislivello».
E quando ha deciso di trasformare questa impresa in un libro?
«L’idea del libro è nata parallelamente alla decisione di proseguire la camminata, anzi forse è stata la molla che mi ha fatto ripartire. Mi è piaciuta l’idea di raccogliere giornalmente impressioni, aneddoti, storie; raccontare di bellezze, di personaggi, di paesaggi sublimi. Mi ha affascinato il lavoro di approfondimento e di scoperta di vicende storiche, personaggi che ho in qualche maniera incrociato. L’essenza dell’opera è questa: non una guida escursionistica ma un racconto di un’esperienza, di un pellegrinaggio in un mondo ricco di ambienti stupendi, storie, culture, lingue differenti, plasmato dalla mano dell’uomo che da secoli, millenni, ha abitato queste terre alte».
Come hai costruito l’itinerario?
«È stata una delle parti più belle di questa impresa. Costruire un ‘mio’ itinerario, mettendo in fila tanti percorsi e sentieri, un po’ appoggiandomi ad alcune vie di trekking precostituite, un po’ tagliando e ricucendo secondo le mie esigenze e aspettative».
I punti più impegnativi?
«Non ci sono stati punti particolarmente difficili tenendo conto che piccoli inconvenienti, scelte sbagliate, sentieri persi per mancanza di segnaletica, indicazioni sbagliate, frane e altro sono stati all’ordine del giorno, ma sono stati il sale fondamentale di questa esperienza. La montagna è scuola di vita: percorrerla in sicurezza esige e stimola conoscenza di sé, delle proprie possibilità e dei propri limiti. Ma soprattutto conoscenza e rispetto dell’ambiente naturale ed umano che si attraversa».
Il luogo più bello che ha visto?
«È la domanda più difficile e forse non ho una risposta da dare. È la coralità, l’estrema varietà e ricchezza dei paesaggi naturali e umani che fanno delle Alpi una catena montuosa unica, uno scrigno di bellezza».
Cosa ama di più della montagna?
«Altra domanda difficile! Questo lungo pellegrinaggio ha rafforzato in me la grande attrazione che ho per questo straordinario e potente ambiente. Non posso che snocciolare un po’ di spunti: grandi spazi, senso di libertà, sentirsi padrone delle proprie azioni, mettersi in gioco, contare sulle proprie forze, riacquistare un ritmo di vita naturale, lento, come la frequenza del respiro, come la cadenza dei passi». —
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