Gazzetta di Modena

«Per noi artisti si fa dura ma il lavoro ci conforta»

M.F.

Simonini, Lugli, Chiesi, Della Casa spiegano le difficoltà di chi vive grazie alla propria arte 

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VITe rinchiuse

«Campare d’arte oggi è umanamente impossibile. Si assiste ad un calo vorticoso delle vendite e richieste. Se non si ha qualche altra entrata, è meglio andare a raccogliere pomodori». Lo afferma il vignolese Domenico Simonini che pure si ritiene alquanto fortunato, perché c’è sempre qualche appassionato che gli chiede un’opera. «Quasi un miracolo. L’acquisto delle opere è l’ultimo anello dell’economia anche di un ricco. I facoltosi non si azzardano ad acquistare cose nuove, ma opere di autori che hanno fatto già storia. E’ un investimento azionario. L’entusiasmo c’è ancora, ma i miei interessi artistici forse non corrispondono più a quelli del pubblico che ha altre priorità. Già prima il mercato funzionava poco. Adesso ci si è messo pure il virus. La gente guarda con indifferenza, non partecipa più. Il fare pittura su tela è quasi archeologia. Ma sono ottimista, perché l’artista riesce sempre a lasciare il segno».

Per il carpigiano Adolfo Lugli quasi prevedibile il virus perché abbiamo reso il pianeta ad alto rischio esplosivo. «Ciò vale anche per il sistema dell’arte, per aver dato troppo importanza alla borsa, all’investimento. Dagli anni 80 indico nuove traiettorie per fare arte nella società, instaurando rapporti con fabbriche, il mondo della produzione. Non sono prigioniero della mostra, della galleria, del museo, del sistema di cui faccio parte. Già era complicato prima esporre i propri lavori. Ora è ancora più difficile. Le cose sono cambiate velocemente e non credo che si possa parlare di strategie. Bisogna solo vedere che tipo di lavora fai. Non c’è ricetta. Così ho privilegiato la bottega, il laboratorio di idee, di pensiero, di tecniche. Nel mio studio può venirmi a trovare il pubblico, il collezionista. Non sono in case d’asta per i grandi investitori. Il mercato è quasi fermo, ma non sono fuori dal mondo. Mantengo contatti e continuo a lavorare con fiducia». Per Andrea Chiesi non è cambiato niente per la produzione e l’ispirazione.«Per mia esperienza, quando lavoro lo faccio in isolamento: la mascherina la uso per la trementina, i guanti per i pennelli. Il mercato dell’arte, come tutta l’economia generale, si è fermato e speriamo che riparta. L’interesse è rimasto alto e le gallerie. con cui collaboro, continuano a lavorare e a progettare, come la NM Contemporary di Montecarlo, Guidi&Schoen di Genova e D406 di Modena che hanno collezionisti appassionati. Le mostre sono ora aperte, come quella del fumetto, di cui faccio parte, ai Musei Civici. Penso che l’arte si sia sempre fatta. Cambiano i modi per preservarla, proporla e venderla. È vero: c’è meno propensione alla spesa. Necessario l’ottimismo». Ha patito un isolamento totale Giuliano Della Casa. Abitando in centro l’artista modenese non ha potuto raggiungere, per 2 mesi, il suo studio in via Ferrari. «Una tristezza, una desolazione, non c’era nessuno in giro. Ho fatto un libro con Luigi Ottani, programmato prima della pandemia. Avrei dovuto preparare una mostra a Madeira… Un disastro. Finalmente posso andare nel mio studio. E’ bene che mi organizzi nel migliore dei modi. Per ripartire…». —

M.F.



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