Gappa, il nuovo album scopre i “Passeggeri” del mondo
Canzone d’autore raffinata. Testi di qualità, brani sempre suggestivi, spesso debitrici alla lezione di Guccini, De Gregori, De André, Fossati. Questo è “Passeggeri”, il terzo album di Gaspare Palmieri, in arte Gappa, uscito in digitale e cd per Private Stanze (distribuzione Audioglobe).
Gappa, cantautore e psichiatra, attivo da diversi anni sulle scene sia come solista sia con Psicantria (Psicopatologia Cantata), progetto psicoeducativo di canzoni che raccontano il mondo del disagio psichico. Nei suoi dischi solisti il cantautore modenese mette da parte la sua visione professionale per addentrarsi in temi più intimi e personali in cui a volte si intrecciano anche riflessioni sull’uomo e sulla storia.
Gappa, come è stato per lei questo lockdown e come mai ha deciso di fare uscire ora il nuovo album?
«Direi di aver vissuto questo periodo abbastanza serenamente. Fortunatamente non ho perduto nessun parente o conoscente e ho sempre avuto la possibilità di continuare a lavorare con le videochiamate, mantenendo un rapporto costante coi miei pazienti e stando in famiglia. Ho sofferto invece per i tanti colleghi che sono deceduti e che hanno vissuto momenti drammatici negli ospedali. Il disco era pronto a metà febbraio e secondo i programmi sarebbe dovuto uscire a maggio. Dopo un po’ di titubanza, insieme alle persone che hanno partecipato alla realizzazione e ai musicisti, abbiamo deciso di farlo uscire comunque perché ci piaceva l’idea che la musica non si fermasse e queste canzoni avrebbero potuto essere di beneficio per qualcuno in questo periodo difficile. Sono contento di questa scelta».
Un album fatto di canzoni in cui passato, presente e tempo immaginario complottano senza diventare nemici...
«Sì, credo che le canzoni, che sono state scritte dal 2012 a oggi non abbiano una collocazione temporale unica. Rappresentano tutte momenti importanti e significativi di questi anni in cui tante cose sono cambiate nella mia vita. Il disco si apre con La caverna, un brano ispirato al mito della Caverna di Platone, un racconto di buio e di illusione e si chiude con Siddharta, la storia di una persona che raggiunge l’illuminazione tramite un cammino interiore».
È uscito anche il nuovo singolo e relativo video di “Passeggeri”.
«Passeggeri è una canzone che parla dell’impermanenza e della transitorietà di tutte le nostre esperienze. Paradossalmente riuscire ad accettare questo concetto può aiutarci a vivere più serenamente. Per il video avevamo alcune idee che ovviamente sono state stravolte dal lockdown e con i registi Lillo Venezia e Piernicola Arena abbiamo fatto di necessità virtù. Non potendoci incontrare abbiamo realizzato tutte le riprese con i nostri telefonini guidati a distanza dai registi. Abbiamo creato per l’occasione l’interfaccia immaginaria “Gappoom” dove i “passeggeri” del video si connettono, fanno o dicono qualcosa e poi si disconnettono, creando questa idea di transitorietà. Alcuni brani sono contaminati da un'anima blues. Il blues è stato il mio primo amore. È una musica dell’anima che si presta a trattare tematiche intime e profonde».
Tu sei cantautore e psichiatra: due attività distanti ma con diversi punti in comune.
«Entrambi esplorano sé e gli altri. La musica è nutrimento per l’anima e anche la psichiatria alla fine dovrebbe avere la finalità di alleviare le sofferenze interiori. L’importanza dell’ascolto delle storie e delle esperienze degli altri, il valore dato alla narrazione, l’attenzione per l’uso delle parole sono altri punti in comune».
Come pensi di promuovere il tuo album visto che la musica fatica a ripartire?
«Fortunatamente ho già in programma un paio di presentazioni, la prima il 26 giugno al Parco Amendola, poi l’11 luglio al Filatoio. Altre date sono in via di definizione». —
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