Gazzetta di Modena

Archivio del San Carlo un tesoro che “rivive” con le tecnologie digitali

michele fuoco
Archivio del San Carlo un tesoro che “rivive” con le tecnologie digitali

Compie quattro secoli e racchiude carte e documenti di grande interesse sulla formazione della nobiltà modenese e della classe dirigente del Ducato Estense 

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l’intervista

michele fuoco

Una vita lunga quattro secoli. È il traguardo, nel 2026, dell’Archivio storico della Fondazione Collegio San Carlo, formatosi ad opera del Collegio dei Nobili, nato nel 1626, e della Congregazione della Beata Vergine e di San Carlo che a lungo ne ha retto le sorti.

«L’archivio – dice Giuliano Albarani, presidente della Fondazione - conserva carte relative a queste due realtà che hanno avuto una vita distinta. Si compone di quasi 2 mila unità archivisti, corrispondenti a più di 100 metri lineari. A ciò si aggiunge l’archivio successivo, quello della Fondazione, dal 1970, con una funzione storica meno rilevante, che documenta la realtà degli ultimi 50 anni».

Cosa si trova?

«Ci sono carte, documenti molto eterogenei: da quelli dell’istituzione agli amministrativi, dagli atti notarili a notizie dell’attività educativa dentro il collegio, alle lettere. Non solo una testimonianza dei precettori, ma anche dei convittori, di giovani esponenti di famiglie aristocratiche. Fino alla metà dell’800, il collegio ospitava solo membri dell’aristocrazia modenese e italiana. Ciò consente di avere una documentazione originale sugli elaborati, produzioni richieste ai convittori, ma anche sulla loro educazione musicale e di drammaturgia, con la messa in scena di opere teatrali. Una formazione, diversa, dissonante rispetto alla quella di oggi».

Chi può accedervi?

«L’accesso è pubblico. I materiali sono consultabili per appuntamento, richiedendo il documento necessario. Tutto il materiale è digitalizzato e consultabile online. Finora l’archivio ha avuto soprattutto una funzione interna: per l’istruzione e pubblicazioni di chi opera all’interno, ma pure per gli addetti ai lavori. Con il progetto “Laboratorio 2026”, vogliamo dare più visibilità, grazie anche al digitale, all’archivio che presenta documentazione di grande interesse perché non si parla di aspetti squisitamente amministrativi, religiosi. Ci sono spaccati di vita vissuta collegiale. La consultazione in archivio può derivare solo da interessi molto specifici, come per esempio ascoltare l’interpretazione degli spartiti musicali richiesti agli allievi per la loro formazione. A mostrare i documenti c’è sempre un’apposita persona. E, per sopperire, quest’anno, alla carenza di contatto diretto, abbiamo realizzato il video “Carte, inchiostri e caratteri in archivio”, consultabile sul canale YouTube e sui nostri social, che presenta icone e curiosità, testi e documenti con tutti i contenuti collegati».

Ma le vicende riguardano solo il Collegio e Modena?

«Frequenti le note che alludono a situazioni esterne. Tanti i riferimenti a fatti di carattere militare che interessano il territorio modenese, il periodo napoleonico, il Regno d’Italia. Documenti spiegano come funziona l’educazione secolare. Il collegio non era luogo di reclusione, di separazione, ma di formazione di rampolli della nobiltà e società borghese che avevano un sistema di relazioni familiari e sociali molto vaste e articolate. Un luogo per formare la classe dirigente del Ducato Estense, il più prestigioso istituto di formazione a Modena che era capitale di uno Stato».

L’archivio è solo per studiosi, storici, ma anche per curiosi?

«In particolare, per esperti italiani e stranieri, perché l’arco di interesse è molto ampio. Ma la sua funzione di curiosità culturale spinge anche non studiosi a cercare informazioni, come quella sulla peste del 1720 che aveva l’epicentro a Marsiglia, per la quale furono prese misure a Modena e, quindi, nel collegio. Ciascuna delle carte racchiude una storia. Ci sono spaccati che consentono di avere informazioni, suggestioni di fatti storici, di cui non sono arrivate molte informazioni ufficiali».

Chi il primo a porre ordine al grande materiale?

«Giuseppe Dallamano, segretario dell’antico Collegio San Carlo nel ‘700 che mise a punto la documentazione che aveva un secolo e mezzo di vita. È stato il primo vero archivista, ma anche storico cronachista, di cui abbiamo pubblicato di recente le memorie. Ora c’è Chiara Albonico, responsabile della manutenzione per la documentazione usurata e di progetti di valorizzazione dell’archivio».

Come si fa a mantenerlo vivo?

«Con le tecnologie digitali che permettono di trasformarlo in materiale molto vivo, eloquente per persone curiose di storia, società, cultura, formazione, pedagogia… Non si può pensare che il pubblico entri a frotte in un luogo dove i documenti sono da trattare con una serie di accorgimenti, perché offrono un viaggio nel tempo, tra trasformazioni di gusto, di eduzione, di costume, di umori, di idee e comportamenti».

Qual è il programma per il 2026?

«Abbiamo avviato il progetto “Laboratorio duemilaventisei” con il portale omonimo. Un cantiere con un progetto in divenire, all’interno del quale facciamo sperimentazioni. Non un atteggiamento incensatorio, apologetico, ma una riflessione sul modo con cui si fa formazione, cultura, sevizio archivistico e bibliotecario, Ci saranno celebrazioni con pubblicazioni, mostre sui libri mai fatte prima, attività sperimentali con i giovani del collegio, lezioni di partecipazione alle attività culturali. Un programma aperto, la cui filosofia è questa: facciamo esperimenti per avere dal 2026 in poi gli strumenti per il S. Carlo quinto secolo di vita. La gente può chiedere di venire sia in biblioteca per il prestito e la consegna, e in archivio con la possibilità di consultazione. Siamo in ritardo per riprendere le attività culturali. Se ne parlerà in autunno. Durante il Covid il collegio è rimasto aperto, con 40 studenti e gli educatori, bloccati a Moderna, che hanno vissuto una situazione di relazione sociale ampia. Il materiale prodotto, come corsi, foto, trasmissioni radiofoniche, costituirà documentazione interessante, fra qualche decennio, quando si ricostruirà la storia di questo periodo». —





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