Spagnoli: «Ricordo ancora Muzzarelli che coccola i fan»
Sul palco travestito da simbolo della città «Era notte, il sindaco consegnava coperte»
“Da grande voglio essere Diego Spagnoli”. Questo un famoso striscione esposto ai più svariati concerti di Vasco. Diego Spagnoli è a tutti gli effetti “l’uomo del palco”, la figura chiamata a gestire il palcoscenico dove si muove il rocker di Zocca, i suoi musicisti oltre a tutti gli addetti alla scena. Quello che, per tradizione, presenta la band. Quello che a Modena Park si è travestito da simbolo della città. Quindi muta gialla e blu, scritta “Avia Pervia” e via di seguito. Diego Spagnoli è quello che quando gli chiedi del concertone al parco Ferrari ti risponde con un ricordo ben preciso. Non parla di Vasco o dei 225mila, ma del sindaco Gian Carlo Muzzarelli: «Di quanto si è “sbattuto” - sono le testuali parole di Spagnoli - con quelle coperte tra la gente che attendeva il primo luglio. Saranno state le due di notte, la notte della vigilia dello show. Con la Protezione Civile c’era anche lui a distribuire i panni ai fans. Era lì per controllare che tutto funzionasse, mi sono venuti i brividi e mi vengono anche adesso». Si diceva del travestimento: «Un modo per ringraziare la città che ci ha ospitato alla grande, che ci ha accettato. Prima con un “occhio strano”, poi si è sentita parte di un grande evento. Io in quei giorni ero modenese, lo ero a tutti gli effetti. I cittadini hanno dimostrato che Modena Park non era solo un titolo di un concerto. Era tutto». Quindi l’evento su Rai 1 che Spagnoli assicura: «Guarderò dall’inizio alla fine, ci mancherebbe… Anche perché per noi di questo mestiere è un periodo storico particolare, diverso da quello che potremo vedere in televisione. L’opposto. Mi auguro che si torni ai concerti, ai grandi eventi. Anche allora c’era paura, si parlava di terrorismo. Adesso il nemico è invisibile. Però bisogna guardare avanti, capire che certe manifestazioni si possono organizzare. È successo a Modena per esempio. Ecco che si riparta da lì, che quella notte nel cuore del parco Ferrari sia un punto di partenza. Ora». —
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