Quel ranocchietto inglese ha “imparato” l’italiano dagli studenti di Unimore
I professori Nasi e Gavioli hanno guidato 60 ragazzi nella traduzione di una favola best seller in Inghilterra che ora è un libro in Italia
MODENA
Se si incontrassero, “Oi Frog”, ranocchio inglese ed “Ehi ranocchietto”, simpatico batrace nostrano non si capirebbero. Questioni di lingua e anche di rime, visto che la lingua d’oltreoceano prevede rime differenti, ovviamente, dalle parole in italiano. E allora? C’è voluto un seminario del corso di laurea in Lingue e culture europee, del Dipartimento di studi linguistici e culturali di Unimore a Sant’Eufemia che per fare sì che la simpatica rana inglese facesse rime utili alle risate dei piccoli anche nella nostra lingua. Ne è uscito un libro, appunto “Ehi, ranocchietto!” pubblicato da Gallucci editore poche settimane fa, traduzione del bestseller inglese “Oi Frog” di Kes Gray e Jim Field, molto apprezzato dai piccoli sudditi di Sua Maestà. I ragazzi dell’università si sono applicati in una traduzione che tiene conto delle rime senza snaturare il testo anche in rapporto con i disegni che appaiono in ogni pagina, come spiega il professor Franco Nasi che tiene il seminario conla collega Laura Gavioli.
«I ragazzi del seminario dello scorso anno - spiega Nasi - erano circa una sessantina e hanno lavorato con la collega Gavioli prima sulla traduzione dall’italiano all’inglese di materiale molto tecnico come le guide turistiche. Io invece li ha messi a lavorare su questo testo per bambini, non semplice, perché non si tratta ovviamente solo di una traduzione letterale. C’è da fare comprendere lo spirito del libro in un’altra lingua, dunque in un’altra cultura. Penso che i ragazzi, divisi in gruppi che si sono quasi sfidati, abbiano superato la prova tanto che abbiamo pubblicato questo libro. Quest’anno il seminari è stato rifatto, a distanza, e del resto ho iniziato nel 2012-2013 a proporre quelle che io chiamo le traduzioni estreme. Sottopongo agli studenti giochi di parole, poesie, testi difficili da tradurre, è la traduzione di quelli che paiono dei son sense».
È, questo tipo di traduzione, una branca del sapere di cui c’è un esempio noto come il giallo francese del 1969 “La Disparition” di Georges Perec, tradotto in italiano nel 1995 da Piero Falchetta. La particolarità è che tutto il libro - e la traduzione - sono scritti senza usare la lettera “e” che dunque è la protagonista evocata nel titolo. «Ovviamente questi testi - continua Nasi - non li traduci con un computer perché serve grande rigore e comprensione molto approfondita del testo. A ciò si deve aggiungere grande creatività per cercare soluzioni che rispettino il testo originario e abbiano un senso. Io dico sempre che il termine creatività anagrammato porta a cattiveria, nella sua accezione di rigore. Ecco che in questo caso gli studenti hanno superato scogli non semplici di rime, supportate dalle immagini per i bambini: ci sono i casi di apes e grapes, i due pappagalli sulle carote che in origine erano la rima tra carrots e parrots mentre in italiano pappagalli e carote non rimano. E poi i casi di lion e iron, il leone che si scotta sul ferro da stiro divenuto il leone fachiro sul ferro da stiro. Fino alle pulci, fleas in inglese che sono sui piselli, peas che in italiano diventa la pulce e i suoi fratelli sono sui piselli».
Il prof è dunque molto contento del risultato e proseguirà con l’esperimento: «Ogni anno vedo ragazzi molto appassionati di questi ‘giochi’ di parole e, oltre alla soddisfazione nel vedere il lavoro dei miei studenti e delle mie studentesse pubblicato, fornire loro una esercitazione di traduzione collaborativa critica è utile. Credo sia stimolata la loro creatività, aspetti che sono in contrasto con l'idea troppo diffusa che la traduzione sia una banale trasposizione meccanica da una lingua ad un'altra e che si possa fare sempre a cuor leggero con strumenti informatici». —
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