Gazzetta di Modena

Assante: «Gli hippy fallirono ma oggi Woodstock serve a immaginare un mondo migliore»

Carlo Gregori
Assante: «Gli hippy fallirono ma oggi Woodstock serve a immaginare un mondo migliore»

Il critico musicale racconta lo spettacolo col Pietropaoli Trio in programma sabato a Gorzano di Maranello dedicato al più importante festival rock e della controcultura

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MARANELLO “Il più grande concerto della storia suonato e raccontato”. Questo il sottotitolo di “Woodstock Revolution!”, nuovo appuntamento in terra modenese del Festival Mundus 2020 che vede protagonisti il giornalista e critico musicale Ernesto Assante assieme all’Enzo Pietropaoli Wire Trio (Enzo Pietropaoli al basso elettrico, Enrico Zanisi al pianoforte e tastiere, Alessandro Paternesi alla batteria).


L’appuntamento è per sabato sera alle 21.30 sul palco dell’Arena Gremiole a Gorzano a Maranello. In caso di maltempo l’evento si terrà presso l’Auditorium Enzo Ferrari in via Nazionale 78 a Maranello. Il biglietto per accedere all’Arena Gremiole per i concerti di Mundus costa 10 euro a persona ed è consigliabile la prenotazione online attraverso il sito Shop Maranello (shop.maranello.it), dove si potrà scegliere facilmente la propria piazzola per poi pagare il biglietto direttamente alla cassa, presentandosi almeno mezzora prima dell'evento.

Per informazioni sulle prenotazioni sono attivi anche i numeri di telefono 348-1544905 (dal martedì al giovedì dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20) e il 335-8111285.

Woodstock, 51 anni anni fa. Non fu solo il più grande concerto del mondo per quantità di spettatori ma anche il più grande raduno giovanile mai avvenuto, la prima espressione di una controcultura organizzata. Di rock festival di queste dimensioni, da Monterey a oggi, ce ne sono stati tanti, ma nessuno ha lasciato un segno come questo.

Ernesto Assante, cosa vedremo a Maranello nello spettacolo che portate in giro?

«Sarà uno spettacolo che mette assieme storia e attualità. La parte storica è mia. Racconto Woodstock, quello che è stato attraverso aneddoti e curiosità. Si vedranno video e spezzoni del film con alcune delle performance più belle. Allo stesso tempo, sentiremo alcuni brani eseguiti dal Trio Pietropaoli, una formazione particolare: basso elettrico, tastiere e batteria. Che rileggerà in maniera decisamente originale alcuni dei brani eseguiti durante quei tre giorni dell’agosto 1969. Ad esempio “Soul Sacrifice” di Santana sarà suonata con le tastiere anziché la chitarra. Anche l’inno nazionale americano suonato da Jimi Hendrix verrà rivisto in questo modo. Il risultato, che a me piace molto, è qualcosa di originale. Dimostra che alcuni pezzi possono essere trasportati nella nostra contemporaneità con grande intelligenza».

“Woodstock Revolution” è nato da una serata all’Auditorium di Roma nel 2018. Lo portate in giro in molte serate?

«L’anno scorso era il cinquantennale del festival di Woodstock e quindi siamo stai in giro parecchio facendo molte serate. E Maranello sarà la prima tappa dopo il lockdown. È tutto da vedere. Anche per noi sarà una sorpresa e un ritorno dopo questo terribile blocco dei concerti e della musica dal vivo che andrà ancora avanti per un bel po’ e che porta gravi problemi a chi lavora nel mondo dello spettacolo».

Questi pezzi rock sono ancora attuali, considerando che oggi ascoltiamo ancora musica di decenni fa come se fosse recente?

«Il rock è morto allora, certo, ma è anche un fenomeno storico e attuale, entrambe le cose. Finalmente, si può dire, è l’occasione per storicizzare il rock. Gli va dato il peso che merita nella cultura del Novecento. Viene trattato ancora come se fosse musica leggera e non lo è affatto: ha contribuito a cambiare la cultura, il costume, la politica e l’arte. La storicizzazione oggi è perciò necessaria. D’altro canto penso che il rock non sia un genere musicale ma un’attitudine, un modo per affrontare la cultura la musica e la vita e quindi di per sé vive sempre. Anche se il rock di cinquant’anni fa è morto e lo ascoltiamo come si ascolta Beethoven o Morricone. Però ci sono aspetti rock attuali molto originali. C’è un rock per ogni stagione ed epoca».

Woodstock è legato al flower power e al movimento hippy. I cosiddetti “figli dei fiori” erano comunque espressione di una marginalità come stile di vita nata nel boom economico. Oggi sarebbero possibili?

«Da sessantenne, dico che sarebbe augurabile un’opposizione così radicale al sistema e con quella cultura sua propria. Gli hippy sono stati ampiamente sconfitti: il mondo è andato in direzione contraria. Se alcuni di loro praticavano anche l’abolizione del denaro, oggi l’economia finanziaria domina tutto nel nostro mondo. Però quel tipo di critica serviva a fare in modo che si potesse immaginare un mondo migliore. Almeno immaginarlo. Il fatto che oggi non lo si possa nemmeno immaginare mi sembra molto triste. Le nostre lezioni sul palco hanno proprio questo scopo: far scoprire a generazioni più giovani che sognare un mondo diverso e immaginarlo e praticarlo, come avvenne nei giorni di Woodstock è possibile, è bello, buono e sano». —
 

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