Gazzetta di Modena

Il capo Antimafia De Raho «Serve una catena del bene per vincere la ’ndrangheta»

carlo gregori
Il capo Antimafia De Raho «Serve una catena del bene per vincere la ’ndrangheta»

Il procuratore nazionale: «Ripercorreremo anche storie emiliane Ricordiamoci che una società più solidale è fondamentale» 

3 MINUTI DI LETTURA





il magistrato

carlo gregori

Procuratore Cafiero De Raho, può spiegarci il senso della presenza di un magistrato all’interno di un’opera teatrale, anche se da commentatore?

«Dopo lo spettacolo, durante gli interventi, parlerò anche io per condividere l’importanza della cultura della legalità e quindi il messaggio che arriva dal teatro nel momento in cui ricostruisce vite attraverso messaggi teatrali che durano tre-quattro minuti ciascuno. Storie che di volta in volta ricostruiscono la vita del testimone, del collaboratore di giustizia, del giornalista che ha subito la gravissima offesa del padre ucciso dalla ’ndrangheta, dell’associazione di impresa sociale che spinge per il consorzio e il lavoro, dell’associazione degli studenti e poi dell’orchestra dei giovani del Rione Sanità di Napoli, una zona molto disagiata. È bellissima l’idea di Giulia Minoli e della sua compagnia. Sono riusciti a lanciare questo forte messaggio culturale col teatro».

Cosa può significare portare storie di giustizia sul palcoscenico?

«Più che la giustizia, portano sul palco quella parte della società che soffre e che si è impegnata perché sia più realizzabile il cambiamento».

Quindi sono storie di uscita dall’ingiustizia.

«Sì, è così. Una sorta di ribellione che qualcuno può aver vissuto per quanto ha subito dalle mafie, qualcun altro si è ribellato per uscirne, qualcun altro vivendo in un contesto ambientale di mafia ha pensato che l’unico modo per uscirne era dare sollecitazione a una solidarietà sociale che possa trasformarsi in impresa e così via. Sono storie di tante idee, vite e soluzioni ed esempi per trasformare la nostra società e impedire alle mafie di prosperare».

Come si riassume questa prospettiva generale?

«La cultura portata attraverso il teatro è diffusione della conoscenza e soprattutto propagazione di una sensibilità che consenta di far comprendere quanto è necessario essere vicini alle persone che soffrono e subiscono i condizionamenti delle mafie, per superare l’intimidazione è necessaria una sorta di catena umana del bene, di uomini che si muovono ciascuno nel proprio ruolo impegnandosi nell’obiettivo di aiutare gli altri. È l’esempio che si ricava dallo spettacolo che Giulia Minoli con la sua compagnia porta in giro. Il dibattito che segue vuole tenere in vita questi concetti partecipando il pubblico dell’importanza di sentimenti e consapevolezze per formare una coscienza sociale».

Lei crede che il teatro come strumento può formare una coscienza condivisa?

«A volte, però, più che l’ignoranza è la non-conoscenza che impedisce la consapevolezza e l’assunzione di responsabilità. In tante occasioni, se si fosse stati più vicini alle persone, se la società fosse stata più solidale, fatti gravissimi come omicidi, estorsioni, usura e abbandono delle imprese alla mafie non ci sarebbero stati. Il teatro riesce a diffondere questo sentimento: tante persone si sentono sole, da sole subiscono intimidazioni e oppressione, e da sole non ce la possono fare».

Si parlerà di storie di mafia a Modena?

«Certo, di mafie in Emilia con esempi a Reggio, Modena e Bologna. Non solo il processo Aemilia ma anche il caso Tizian, le presenze dei casalesi a Modena, quello che è avvenuto con case da gioco e sparatorie in città e infiltrazioni economiche. Come le mafie si presentano sotto forme sempre più mimetizzate e si infiltrano nell’economia, nei settori che di volta in volta offrono occasione per riciclaggio o reimpiego di denaro. La colonizzazione con la quale si muove la ’ndrangheta parte molto spesso da insediamenti che poggiano sull’acquisto di alcune attività come bar, ristoranti e luoghi in cui il proprietario riesce a stringere relazioni e a selezionare clienti per avere opportunità per altri reinvestimenti. Ovunque, anche all’estero». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google