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Storie di mafia e riscatto E lo Storchi diventa il «palco della legalità»

C.G.
Storie di mafia e riscatto E lo Storchi diventa il «palco della legalità»

Stasera a Modena la prima di “Se dicessimo la verità” L’autrice Minoli: «Costruiamo gli anticorpi contro il crimine»

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Storie di mafia calabrese, di crimini e affari sporchi, di sconfitte ma anche di lotta e di riscatto. Non solo delle istituzioni ma anche di singoli cittadini. È lo spettacolo “Se dicessimo la verità” che si terrà oggi alle 21 al Teatro Storchi. Una serata tra cultura e impegno civile, nell’ambito della rassegna Giardini d’Estate. Giulia Minoli ed Emanuela Giordano mettono in scena storie vere di mafia con Daria D’Aloia, Domenico Macrì, Giuseppe Gaudino e Valentina Minzoni, musiche originali di Tommaso Di Giulio. A seguire un dibattito sul rapporto tra cultura e impegno civile a cui intervengono, tra gli altri, il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, il giornalista modenese Giovanni Tizian e la vicepresidente della Regione Elly Schlein. «Parliamo di persone che non sono eroi, ma di persone che fanno semplicemente il loro dovere. È un modo per costruire gli anticorpi contro la criminalità organizzata nelle prossime generazioni», spiega Giulia Minoli.

Questo spettacolo tra teatro e dibattito come è nato?

«Intanto bisogna spiegare che questo è non solo uno spettacolo ma anche un progetto che è nato nel 2011 al Teatro San Carlo di Napoli e che abbiamo sviluppato in tutti questi anni. All’epoca mi occupavo di progetti educational, dedicati soprattutto ai ragazzi, e mi resi conto che mancava un progetto di regia contemporanea che raccontasse storie vere di chi combatte la criminalità organizzata nella propria quotidianità. Con la regia di Emanuela Giordano, che ha scritto lo spettacolo con me, siamo partiti a costruirlo».

Cosa vedremo in scena?

«È uno spettacolo inedito che racconta storie vere da tutta Italia di chi combatte la criminalità organizzata. In particolare ci siamo concentrati su storie legate alla ’ndrangheta. E su chi combatte la ’ndrangheta a partire dalla Calabria: magistrati, giornalisti, sindaci. Sono storie che portano nel resto d’Italia, a partire proprio dall’Emilia-Romagna, dalla Lombardia, dal Piemonte e da Roma, spiegando come nella realtà questa mafia è diventata la più potente e la più conosciuta, purtroppo».

Queste storie vere, quindi, sono scaturite da un lavoro di ricerca?

«Sì, un lavoro di ricerca che dura da quasi dieci anni e che ha coinvolto 50mila studenti. Siamo partiti da Napoli, con storia e memoria di fatti accaduti di crimine e di riscatto, poi siamo approdati in Sicilia e quindi ci siamo allargati a tutta l’Italia concentrandoci sul nuovo spettacolo».

Modena è quindi la prima città in cui presentate il nuovo spettacolo?

«Sì, perché doveva andare in tournée da marzo ma poi il lockdown ha bloccato tutto. Avevamo in programma già 25 date. Sono saltate tutte. Ecco perché per noi questa data di Modena rappresenta la tournée che non c’è stata. In regia abbiamo dovuto sistemare alcuni aspetti per il distanziamento. Ma per noi è importante il fatto che questo non è solo uno spettacolo ma anche un progetto educativo: i nostri attori sono anche formatori. Vanno nelle classi e preparano i ragazzi a quello che vedranno a teatro. Utilizziamo il teatro come strumento alla legalità e alla cittadinanza. E gli attori sono accompagnati da dottorandi della zona dove andiamo; quindi a Modena ci saranno master che parleranno di gestione di beni confiscati e sociologia della criminalità organizzata. Creiamo un’alleanza tra teatro, società civile e il carcere minorile. Il progetto si chiama “Palcoscenico della legalità” e lo spettacolo “Se dicessimo la verità” è parte integrante del progetto».

Il pubblico vi segue?

«Certo. Abbiamo tenuto uno spettacolo anche all’Onu in occasione di un convegno sulla criminalità organizzata e sugli accordi tra Stati. Cercavano un progetto culturale che non fosse solo spettacolo. E questo progetto ha la caratteristica di rientrare sia nelle stagioni normali dei teatri dal Milano a Roma e così via, sia in quelle per i ragazzi». —





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