A casa con gli Este/ Mosè e le sette figlie del sacerdote
È una scena molto animata quella che si vede intorno a questo pozzo. Anche gli animali alzano la testa per guardare quello che succede, dimentichi della sete che li ha condotti fino a lì. Davanti a loro due gruppi: uomini a sinistra, donne a destra. Le donne guardano spaventate un giovanotto che ha spinto a terra un altro ragazzo e afferratolo per la tracolla sta per colpirlo con un bastone. Dietro di loro, altri ragazzi in fuga, uno carponi guarda l’assalitore con sgomento.
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Le ragazze sono agitate, ma guardano la scena con trepida ammirazione. Una, in primo in piano, regge per il collare un cane pronto a lanciarsi nella mischia. Dietro di lei spicca una ragazza alta e bionda verso cui gravitano le sue compagne. Ha una pelle di leopardo a tracolla come fosse una bisaccia, carica di frutti, la chiameremo Sephora. Alla sua sinistra una ragazza stringe un otre colmo d’acqua, mentre in primo piano un altro giace a terra rotto. Poco più in là, gettato a terra, vediamo un fagotto da viandante.
Con questi dettagli, Charles Le Brun, primo pittore del re di Francia Luigi XIV, ci trasporta sapientemente in mezzo all’azione. Mosè, in fuga dall’Egitto, capita vicino ad un pozzo dove le sette figlie del sacerdote di Madian si sono recate per abbeverare il gregge. Ma vengono importunate da un gruppo di pastori e «...allora Mosè si levò a difenderle e fece bere il loro bestiame».
Nell’arte rinascimentale, italiana l’episodio biblico diventa il pretesto per rappresentare Mosè come un possente supereroe tutto muscoli e ferocia. Ma il nostro pittore, gran studioso delle passioni umane, più che sulla potenza fisica si concentra sulla narrativa dei gesti e sulle espressioni dei volti: terrore, sorpresa, curiosità, ammirazione. La pittura come teatro delle emozioni e come in un teatro tutto avviene secondo una regia, tutto è controllato, misurato; come si conviene ad un gran re. —
* direttrice
gallerie estensi
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