L’Italia di Barbieri «Inquadravo i soggetti che allora nessuno voleva fotografare»
Esposte le immagini realizzate nei primi anni Ottanta «Bar, chiese, periferie... Non grandi città, ma provincia»
Le immagini dal 1980 al 1984 realizzate da Olivo Barbieri sono espone, fino al 31 ottobre, a Bergamo presso il Monastero di Astino. Una mostra dal titolo “Early works”, voluta dalla Fondazione MIA, per tutta l’estate, e anche oltre, per una città che ha vissuto fortemente il dramma della pandemia e non ha voluto rinunciare, anche quest’anno, ad un grande incontro con l’arte.
Singolare l’appuntamento per il fotografo carpigiano che propone 35 opere, di cui 31 del periodo degli esordi. Si tratta di immagini (per la metà inedite) sull’Italia e sulla Francia, in quanto il maestro emiliano ha concentrato lo sguardo soprattutto su piccole città, cogliendo aspetti quotidiani dei loro abitanti.
Alcune fotografie fanno parte di “Viaggio in Italia” dei primi anni Ottanta, «con una mostra di una ventina di autori presentata a Bari, che offriva – spiega Barbieri – l’idea di fotografare il paesaggio. Non la fotografia classica, in bianco e nero, da reportage, da cartolina, ma immagini di ciò che in quegli anni non si fotografava. Si cercava di capire cosa c’era nelle periferie, negli interni di bar, di ambienti commerciali, di chiese, di cinema con attenzione non alle grandi città, ma alla provincia di Mantova, Verona, Modena, ai luoghi del Po. Luoghi allora non considerati come soggetti di fotografia artistica». La rassegna era a cura di Arturo Carlo Quintavalle e Luigi Ghirri che di Olivo è stato un vero amico in quegli anni. «Era per me la figura di riferimento per capire come si faceva un libro fotografico e una mostra. Allora non c’erano scuole, come quella ora della Fondazione di Modena». L’innovazione, nel fare fotografia, era costituita allora dal colore, dall’illuminazione artificiale, dalle vedute dall’alto. Nella mostra “Viaggio in Italia”, le uniche foto di notte erano quelle realizzate da Barbieri che ritiene, tra l’altro, che la fotografia va letta, come se fosse un testo. E tutte insieme possono costituire un racconto, un pensiero. L’artista carpigiano appartiene a quella generazione di fotografi, anche stranieri, diventati famosi. «Era un periodo senza internet, telefonino, non come ora dove ogni cosa è legata alla comunicazione digitale».
Nella mostra a Bergamo anche quattro fotografie di grandi dimensioni che hanno parte della serie “Site specific” di 50 città del mondo. «Foto fatte dall’elicottero per raccontare le città moderne nei loro cambiamenti. Considerando che le altre sono di 40 anni fa, ho creduto opportuno esporne quattro (Roma, Napoli, Pechino e Shanghai) per mettere a confronto i miei primi e gli ultimi lavori e come le immagini di quando avevo 20 anni e quelle di adesso funzionano ancora insieme. Identificano lo stesso autore».
Il curatore Corrado Benigni sostiene nel testo critico del catalogo di Silvana Editoriale che “come il concetto di paesaggio, il lavoro di Barbieri non si lascia interamente ricondurre a direzioni interpretative troppo definite, mantenendo un proprio grado di autonomia. Attraverso la sottile ambiguità delle sue immagini, il maestro emiliano c insegna come sia necessario guardare moltiplicando i punti di vista dentro e fuori di noi, per vedere in modo più consapevole ciò che è in definitivamente vero”. —
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