Gazzetta di Modena

IL LIBRO di smerieri 

«Dall’album di famiglia a quello di un intero paese Così racconto Guiglia»

Marica Di Pietro
«Dall’album di famiglia a quello di un intero paese Così racconto Guiglia»

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Marica Di Pietro

«Ho ritrovato delle vecchie foto di famiglia, ho confrontato il mio forziere fotografico con quello del mio amico Sandro Guidarini, ed entrambi siamo rimasti stupiti dell’alta qualità delle immagini». Sergio Smerieri, il fotografo vignolese che da tempo orienta il suo occhio verso la fotografia “vernacolare”, racconta così la genesi del libro “Con occhi sinceri”.

Un libro, quello che Smerieri presenta domani 31 luglio alle 20.30 al castello di Guiglia, suo paese d’origine, frutto di un lungo lavoro di ricerca dietro le quinte condotto proprio con Guidarini, «il mio vecchio compagno di giochi».

“Con occhi sinceri”, edito da Artestampa, è infatti un diario fotografico lungo quarant’anni consacrato proprio a Guiglia. Il progetto nasce a inizio anno e, malgrado lo scoppio della pandemia, viene portato a compimento: «Paradossalmente, il Covid è stata una fortuna, perché con i tempi dilatati e il lockdown, la raccolta si è arricchita di contribuiti inaspettati, arrivando a contare più di un migliaio di fotografie» spiega Smerieri.

E aggiunge: «La notizia della nostra ricerca ha avuto il tempo di estendersi a macchia d’olio e il viaggio fotografico di Guiglia ha preso forma in maniera naturale, un po’ come accade con la fotografia vernacolare che si nutre della spontaneità di un paese, senza la professionalità del fotografo».

Sul piano logistico i due “ricercatori” hanno scelto come centro di smistamento la casa della madre di Guidarini: «Funzionava alla perfezione. Avevamo previsto due mesi di lavoro, ne abbiamo impiegati sei. Tutto di guadagnato, perché non è stato un lavoro frettoloso ma decantato nel piacere della ricerca».

Ma qual è stato il ritrovamento più bello? «Un giorno mi sono capitate tra le mani le foto di un barista di Guiglia e ho scoperto un talento: una sequenza di scatti accidentali di una bellezza inaudita. Nessun soggetto sapeva di essere fotografato: nessuna intenzione e nessuna posa» racconta, ancora, Smerieri. Lui, classe 1958, ha assunto un ruolo defilato nel libro: «Ne sono voluto rimanere fuori, sia da fotografato che da fotografo. Compaio in pochissimi scatti e l’assurdità sta nell’aver trovato quelle poche fotografie in casa di altri...».

Le immagini ritrovate (e scelte) per il libro, dalle più nitide in bianco e nero a quelle poco definite delle macchinette “usa e getta”, narrano quel che fu Guiglia tra gli anni Cinquanta e la fine del secolo scorso. Ben lontano dall’essere una mera carrellata d’immagini, il diario parla ai guigliesi desiderosi di non dimenticare e a tutti gli appassionati di fotografia, senza discutere di tecniche fotografiche, di obiettivi professionali, di inquadrature artistiche, ma lasciando alle foto stesse la ribalta.

Ad affiancare Smerieri, in un lavoro editoriale che alla fin fine affida agli «occhi sinceri» della fotografia la messa a fuoco di un paese e di un’epoca lontana, il Comune di Guiglia e la Proloco. —



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