Sassatelli , quel piccolo genio con scalpello e martello
Su uno scultore della Valdragone fa luce Giuseppe Perini, appassionato cultore di arte, poesia, fotografia, archeologia, storia e antiquariato. Una ricerca durata 35 anni, ora raccolta in un libro di Bernini Editore che parla di Gaudenzio Geminiano Sassatelli (1873-1944) che Perini considera il piccolo genio dimenticato della Valdragone. Il libro sarà presentato mercoledì alle 21 davanti al cinema di Palagano. «A determinare l’interesse per questo artista – dice lo storico – è l’amore per l’arte e la cultura dei luoghi delle mie radici, per la valle in cui sono nato, anche se da anni vivo a Modena. In questa valle, in particolare in località “il Giaretto” di Savoniero (Montefiorino), viveva nella miseria ma con dignità Sassatelli, che aveva capacità scultoree straordinarie. Lavorava il sasso con scalpello e martello. Era un tipo alquanto stravagante, con capelli lunghi e cappellaccio. Quando realizzava le sculture, dormiva nelle cave di sasso».
A parlare dello scultore sono alcune opere che si trovano ancora in paesini e borgate della valle, come quella al Ghiaretto, raffigurante Gesù Bambino, ornamenti vari e santi non ancora identificati. Nella piazza di Vitriola (Montefiorino) una scultura reca l’immagine di S. Giuseppe con Gesù. Inoltre, nella borgata “Il Casone” una ruota di notevoli dimensioni, dal cui centro partono raggi lavorati e scavati nel lastrone di arenaria monolitico, riempiti di materiale ceramico. La ruota è utilizzata ora come piano di un tavolo da giardino.
Nella stessa borgata un bassorilievo con un personaggio a braccia aperte e in mano delle spighe di grano.
Sue anche le sculture, a Ca di Golino”, raffiguranti la Regina Elena e il Re Vittorio Emanuele III, al quale l’artista scriveva lunghe lettere. E al re e a Benito Mussolini, che si danno la mano, Sassatelli avrebbe dedicato una statua gigantesca, di cui non si conosce la collocazione. Sue sculture potrebbero essere in Corsica, dove Gaudenzio emigrò in cerca di lavoro per sostenere la famiglia. «Di molte opere – sostiene Perini – si sono perse le tracce; in parte demolite per incuria e irgnornza, altre trafugate e vendute. Si dice di una bella coppia di colombe furtivamente trafugate e portate a Milano. Qualche scultura è finita forse a Firenze. Nei miei ricordi la statua dedicata a S. Geminiano, posta sopra la fontana della vecchia piazza di Savoniero». Il ricercatore ricordala tecnica della lavorazione della pietra arenaria locale tipica in Appennino. A questa tradizione di scalpellini, chiamati “picchiarini” si lega l’attività di Sassatelli che era un autodidatta, ma aveva del talento. —
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