Gazzetta di Modena

il libro/1 

La Modena che non t’aspetti raccontata da Max Picard

Michele Fuoco

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C’è anche Modena come tappa del viaggio in Italia, negli anni 1949-1950, del filosofo Max Picard (1888-1965) il cui singolare diario viene ora pubblicato da Marietti (250 pagine, 18 euro) col titolo “Mondo distrutto, mondo indistruttibile”, traduzione in italiano a cura di Gabriele Picard e Mauro Stenico. Picard, nato in Germania da genitori ebrei svizzeri, si aggiunge alla lista di scrittori, poeti e artisti, tra cui Stendhal e Goethe, che hanno amato il nostro Bel Paese con un legame intenso, affettivo, riportando nei loro scritti quel mondo passato, in una vivace mescolanza di dettagli tratti da un’osservazione puntuale della vita e dei luoghi.

Tutto è indirizzato a cogliere le voci di una multiforme esistenza, in quanto il pensatore svizzero, muovendosi con mezzi pubblici e anche a piedi, per visitare città e borghi, incontra operai, commercianti, contadini, poveri e ricchi. Il suo racconto è un costante attingere alla cronaca quotidiana, profondamente vissuta, guardando l’uomo nella più vasta gamma di situazioni possibili. Si rapporta anche ad opere d’arte, paesaggi, monumenti, riuscendo ad individuare le caratteristiche fondamentali. E a Modena visita il Duomo che “imponente si erge in altezza, quasi una rivolta dei massi di pietra contro il cielo. Ma sopra tale rivolta si dispiega il tetto con effetto intrigante, e quello che all’inizio sembrava una rivolta diventa un incontro tra la terra, che si era sollevata, e il cielo, disceso sino al tetto…”. La sua attenzione va pure alla Galleria Estense dove osserva “alcuni dipinti della scuola di Modena del XIV secolo: le teste sono come seminate nell’oro dello sfondo, si dispiegano lentamente e si può così percepire la lentezza del tempo, quasi vedere come i corpi crescano dietro quelle teste appena sbocciate”. E poi la via Emilia, l’antica strada romana che attraversa la città. “In serata la percorremmo in su e in giù”. La rappresentazione non è astratta, perché il pensiero è connesso all’immagine. Anzi, nasce come immagine.

«Picard – nota Silvano Zucal nella prefazione – incontra un Paese sempre sospeso tra la distruzione dissennata di un patrimonio monumentale e umano unico al mondo e la resistenza incredibile a questa furia distruttiva. L’indistruttibile italiano continua a vivere all’interno del distrutto… Salvezza e degrado insieme vivono nella realtà italiana e appare all’attento osservatore e in qualche modo lo ossessiona». Picard, che definisce questo libro il suo capolavoro, è il vero anticipatore della concezione della "società liquida" di Zygmunt Bauman e della filosofia del volto dell’altro di Emmanuel Levinas.



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