Modena. Quando il Giappone “invase” l’Occidente con Goldrake, Holly e Benji e i Pokemon
Al Museo della Figurina (FMAV) da sabato appuntamento con anime e manga in “Storie di maghette, calciatori e robottoni”
MODENA
Un passo nel salone del museo della figurina Panini e precipiti in una “foresta” di bambù... rosa e praticello (finto). Parte così “Anime Manga. Storie di maghette, calciatori e robottoni” organizzata a Palazzo Santa Margherita da Fondazione Modena Arti Visive: la rassegna è quasi antologica e riassume i miti di chi è nato dagli anni settanta in poi. Raccoglie, infatti, immagini e oggetti del mondo dell’animazione giapponese, figure la cui notorietà è esplosa in Occidente e ancora oggi lascia un ricordo quasi fisico, indelebile, in chi ha visto ogni pomeriggio della sua infanzia Holly e Benji, Kiss me Licia, Remy, Occhi di gatto, lady Oscar.
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L’esposizione, che prosegue fino al 10 gennaio, è l’ultima prima della trasformazione a 360 gradi della Figurina, come spiega il responsabile mostre di FMAV Lorenzo Respi: «Riapriamo il museo e cerchiamo di tornare alla normalità - dice - con questa mostra che era prevista nei mesi del lockdown nell’ambito del progetto espositivo pubblico/privato ideato dall’assessorato alla cultura. Da gennaio avremo una revisione approfondita dell’allestimento del museo in chiave più innovativa e multimediale». Conferma l’assessore Andrea Bortolamasi: «Mostriamo continuità visto che questa rassegna si collega al fumetto a Modena che abbiamo allestito di recente ai Civici, poi anche qui proseguiremo sulla strada del digitale come al Laboratorio Aperto, a DHMore, all’Estense».
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La rassegna odierna si risolve in una serie di bacheche colme di oggetti e figurine, cui si associa uno spazio dedicato ai disegni dei manga e anime giapponesi e a un video che racconta questa lunga storia di creatività.
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Si parte con i manga di natura sportiva tra i quali svettano L’Uomo Tigre e appunto i calciatori Holly e Benjii, cartoni ancora notissimi a decenni dalla messa in onda. «Queste serie - spiegano i curatori Francesca Fontana e Enrico Valbonesi - sono caratterizzate da una marcata drammaticità e teatralità, basti pensare a Mimì Ayuhara, pallavolista che viene fatta allenare con le catene ai polsi. Spesso inoltre negli sport si mettono da parte le leggi della fisica». La seconda vetrina è più leggera e mostra gli aspetti femminili di questi veri e propri capostipiti della cultura pop mondiale. Si parla qui si eroine come Bia la maghetta o la piccola Lalabel, figure molto diverse da quelle trattate nello spazio seguente. La principessa Zaffiro, la famosissima Lady Oscar, la commovente Candy Candy o Kiss me Licia con lo strepitoso padre “Marrabbio”. La bacheca seguente è dedicata ai robot, altro tema imprescindibile parlando di cartoon giapponesi. Qui, in personaggi come Atlas Ufo robot e Mazinga Z, si sente anche forte l’influenza degli eventi terribili della storia, le due bombe atomiche lanciate nel 1945 su Hiroshima e Nagasaki. «La mostra - proseguono i curatori - continua con una sezione dedicata alle immagini shonen, manga particolarmente rivolti ai ragazzi di cui uno dei più noti è senza dubbio DragonBall».
La mostra prosegue poi con i personaggi della Nippon Animation, fortunatissimo ciclo che si impone tra il 1975 e il 1997 traendo la sua origine da opere letterarie per ragazzi realizzate in occidente.
Un esempio in questo senso è Anna dai capelli rossi, tratto dal romanzo del 1909 di Lucy Maud Montgomery. La divertente - e per nulla banale - mostra si conclude con due spazi dedicati ai maga per l’infanzia (svettano nella vetrina i celebri Pokemon) e alla “Nippomania”. «In questo ultimo spazio - terminano Fontana e Valbonesi - raccontiamo i manga che diventano anche di carta, su giornali e libretti oltre che naturalmente album di figurine. Una storia molto ampia che unisce gli anime, contrazione di animation e appunto i manga, i fumetti veri e propri, il tutto condito in una salsa particolarmente emozionale». A partire da sabato prossimo, ore 16.30, sono previste delle visite guidate che vanno prenotate scrivendo a edu@fmav.org, info fmav.org. —
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