La detenuta Bracciale e il suo libro dal carcere Oggi la presentazione
CASTELFRANCO. Sonia Maria Bracciale è in carcere a Bologna, ma il suo libro “Il Canto di Yemaja” viene presentato oggi, alle 17.30, a Castelfranco al Giardino dei Campanelli.
A portare testimonianze di Sonia e a leggere le sue poesie saranno l’attrice Donatella Allegro, volontaria nella sezione femminile del carcere di Bologna e Alba Piolanti, volontaria di UDI Bologna,che si occupa di attività culturali rivolte alle scuole e, dal 2015, alle detenute. Insieme a loro Giorgio Basevi, delegato del rettore dell’Università di Bologna per il Polo Universitario Penitenziario.
«Ho conosciuto la Bracciale – dice la Allegro - che ha una straordinaria passione per la scrittura. Ed è inoltre un grande esempio di ciò che si può ottenere dentro un carcere. E’ studentessa di giurisprudenza, registra libri per il Centro Libro Parlato e ha seguito il corso cinema e recitato nel film “Sezione femminile” di Eugenio Melloni. Sonia segue anche il corso di sartoria e canta nel coro Papageno. Negli anni ha messo insieme poesie che faceva leggere a noi volontari e voleva pubblicare. L’ho aiutata perciò a cercare l’editore, individuato in Sensibili alle Foglie. Il libro è uscito poco prima del lockdown e questa è la sua prima presentazione pubblica».
Il docente continua: «Nel libro ci sono, con una progressione di coscienza di scrittura, temi come la reclusione, la violenza che ha subito dal marito. Esprime con delicatezza la condizione carceraria delle donne che sono un po’ dimenticate, perché hanno meno attività e attenzione, la condizione femminile, la nostalgia degli affetti per i genitori, avendo assistito a lungo la madre malata di Alzheimer. Inoltre la cura molto forte dell’altro, occupandosi in carcere di altre detenute».
Nell’introduzione del libro la Piolanti evidenzia che «le poesie, scritte dal 2012 al 2019, ci mostrano l'urgenza espressiva di una donna con delle cicatrici indelebili, sfregiata nell'anima che cerca di stare vicina a sé stessa e di superare le sbarre che la circondano offrendoci le sue parole e quanto della sua difficile esperienza esse ci svelano». «Ti ritrovi a essere colpevole perché hai subìto violenza» scrive infine l'autrice.
M.F.
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