Le immagini di Talbot e l’amicizia modenese da cui nasce la fotografia
Alle Gallerie Estensi da oggi l’appuntamento con “L’impronta del reale”. Alla Civica Mario Cresci
MODENA Semplificando al massimo sono due gli inventori della odierna fotografia. Louis Daguerre che dà vita alla dagherrotipia e William Henry Fox Talbot che invece firma quella che oggi è l’immagine su carta.
Talbot, inglese, vissuto tra il 1800 e il 1877 è il protagonista de “L’impronta del reale. Alle origini della fotografia”, rassegna che apre i battenti oggi con la cura di Silvia Urbini e Chiara Dall’Olio.
Perché una mostra su questo (grande) personaggio che già a metà ’800 usava il verbo “fotografare” e che dopo la fotografia ha inventato la fotocomposizione? Il suo legame con Modena è molto forte ed è una storia bellissima. Talbot, infatti, era amico del noto scienziato modenese Giovan Battista Amici (1786-1863) tanto da venire a trovarlo anche in città: nel 1824 l’inglese dorme quattro notti nell’ex Albergo Reale, il cinquestelle dell’epoca in città. Non sono, ovviamente.
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L’inventore entra in contatto con Amici, che si occupava di ottica a livello europeo, per chiedere consigli e negli anni gli invia le sue prove di stampa fotografica, chiamate “calotipi”. Sono oggetti fragilissimi, simili alla cartavelina con impresse labili immagini di libri, paesaggi, vasi. Alla Biblioteca Estense ne sono ancora conservati 19 - di cui 5 sono esposti in mostra - che vennero esposti nel 1978, all’epoca del ritrovamento, da Oscar Goldoni. Oggi la mostra racconta questa doppia avventura con un centinaio di oggetti, lettere tra Amici e Talbot, incisioni, calotipi e opere contemporanee come quelle di Man Ray e Franco Vaccari.
«Questo è un momento interessante della storia europea - spiega la direttrice delel Gallerie Estensi Martina Bagnoli - e la mostra parte dalle nostre collezioni. Invito a guardarla con lentezza». A Modena ieri anche Massimo Osanna, nuovo direttore generale dei musei dello Stato: «Come prima uscita pubblica ho scelto Modena per sottolineare come le mostre debbano essere di ricerca». Alla presentazione anche il presidente di FMAV Gino Lugli, l’assessore alla cultura Andrea Bortolamasi e Claudio Rangoni Machiavelli di Fondazione BSGSP che ha finanziato il catalogo Franco Cosimo Panini.
Nelle sale dell’Estense era anche Mario Cresci, uno dei principali fotografi odierni: «Talbot inventa la moltiplicazione dell’immagine ed è il più contemporaneo di tutti. Negli spazi dell'ex Galleria Civica oggi diventata Fondazione Modena Arti Visive presso Palazzo S. Margherita la mia mostra racconta il rmio apporto con Modena, con Goldoni, Ghirri e Fontana». La rassegna “Mario Cresci. La luce, la traccia, la forma” (da oggi) mette al centro il “segno”, il particolare che emerge da celebri incisioni di Piranesi, Calamatta, Carracci. Esposte macrofotografie, un video, un doppio autoritratto su rame e altri lavori rieditati per l’occasione.
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