A casa con gli Este/ L'angelo custode più bello
MODENA «Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede». Son belli questi versi dei salmi che ci promettono uno scudo divino. Non si parla di proteggere il nostro corpo dai colpi degli altri.
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La promessa è quella di non farci inciampare, di proteggere noi da noi stessi. È questo quello che fanno gli angeli custodi. Fu Carlo Bononi, pittore ferrarese, sognatore e raffinato interprete di melanconie di fine secolo, a dipingere l’angelo più bello. Lo dipinse per uno degli altari della chiesa di Sant’Andrea a Ferrara, ora vuota rovina, ma un tempo ambita meta di ricchi mecenati. Uno di questi, Sigismondo da Carpi, chiese al Bononi di dipingergli un angelo e lui lo fece aitante come un atleta antico. Nudo, se non per un drappo attorno alla vita.
È appena atterrato l’angelo di Carlo, ha le ali ancora spiegate e il mantello appena in movimento e già indica le vie del cielo al suo protetto. Questi, inginocchiato e fremente ai suoi piedi, lo guarda impaurito che già sente le mani del diavolo stringerglisi intorno al collo.
Scuro è il maligno, con lunghe corna e unghie adunche. È arrivato di nascosto, la testa china, ma in silenzio ha già fatto grandi progressi e sputa malessere ardente negli orecchi della sua vittima. L’angelo non lo guarda, vede solo il reietto in basso, accostato ai suoi calzari e lo incita ad alzare lo sguardo indicandogli lo squarcio di luce nel cielo dove altri angeli intonano belle canzoni. Ecco la salvezza: un braccio teso, un cielo al tramonto, un momento di ascolto. —
*direttrice
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