«Mio padre Emilio Mattioli puntava tutto sulla traduzione»
Stefano Luppi / Modena
«Mio padre Emilio Mattioli - spiega la figlia Maria - aveva una forte ansia di conoscenza continua, una caratteristica che lo spingeva a leggere moltissimo. Non ha, però, mai forzato i testi altrui e anzi la sua lezione prevedeva che la cultura servisse a mettersi in ascolto delle tesi dell’altro. Per farlo secondo lui era indispensabile conoscere e dialogare tenendo sempre a mente la necessità di mantenere un’etica mentale forte. Erano i suoi segreti anche in campo della traduzione dei testi, prassi importantissima nel suo percorso».
Maria Mattioli, giornalista di professione, di recente ha dato alle stampe un nuovo libro con materiali inediti e poco conosciuti: “Sulla Traduzione. Studi di Emilio Mattioli” ( ETPbooks, 14 euro), testi che ancora una volta permettono di riscoprire la ricchezza di questo modenese insigne. Mattioli, nato a Modena nel 1933 e scomparso ad Ancona nel 2007, allievo del filologo Raffaele Spongano e di Luciano Anceschi a Bologna, è stato docente ordinario di Estetica alle università di Palermo, Cosenza e Trieste ed è considerato uno dei padri italiani della traduttologia. La sua memoria continua tutt’ora non solo attraverso i suoi scritti, ma anche grazie al prezioso Fondo Mattioli che la famiglia ha donato alla Fondazione San Carlo. Il lascito comprende quattrocento volumi stampati tra ’500 e ’800, tra cui il rarissimo “La guerra del Peloponneso” di Tucidide del 1588, oltre a 5.000 moderni di filosofia, filologia e discipline attinenti.
«Ho deciso di pubblicare questo libro su mio padre - prosegue la figlia Maria - grazie anche a un antefatto. Da anni vivo tra Italia e Grecia e laggiù ho conosciuto un editore fiorentino che diffonde la cultura greca. A lui ho affidato questa pubblicazione, la cui idea è maturata durante il lockdown. Avevo improvvisamente tempo e ho iniziato a riordinare materiali sparsi di papà. Abbiamo ritrovato a casa delle cassette audio nelle quali erano presenti tre conversazioni mai pubblicate, tenute in una occasione a Cesena e due su Radio Rai. Mi sono allora messa a trascriverle e ora sono nel libro insieme a vari altri scritti che hanno una attinenza con la grecia».
La signora Mattioli successivamente parla con la Fondazione San Carlo - il presidente Giuliano Albarani che ha firmato una postfazione del volume e Gabriele Pollastri, responsabile delle attività culturali - e insieme decidono di proseguire la sinergia attivata nel 2019 con la donazione al Collegio del Fondo librario Mattioli.
«Grazie alla nostra collaborazione - continua Maria Mattioli - arriverà la ripubblicazione del suo libro “Luciano e l’umanesimo”. Al centro c’è appunto il tema della traduzione dall’antico e sulla centralità di questa complessa pratica culturale. Emilio pensava proprio all’ascolto per mettersi in contatto e comprendere i contenuti della produzione altrui. Lo dice anche l’antropologo Antonio Lavieri nella sua postfazione del volume appena uscito. Del resto per Giordano Bruno tutte le scienze vengono dalla traduzione». Maria accenna anche al Mattioli privato: «Mio padre - conclude - era severo, senz’altro ed era un antifascista militante». —
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