Gazzetta di Modena

Lucrezia Borgia, le lettere su “dolori e patimenti” presso la corte degli Este

Stefano Luppi
Lucrezia Borgia, le lettere su “dolori e patimenti” presso la corte degli Este

Viene presentata oggi la prima edizione critica degli oltre 700 scritti del personaggio storico Molti documenti conservati all’Archivio di Stato di Modena che il 3 ottobre apre una mostra 

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Stefano Luppi / modena

«Santissimo padre et beatissimo signor mio colendissimo. Con ogni possibile reverentia d’animo basio li sancti piedi di vostra beatitudine,et humilmente me raccomando in la sua sancta gratia. Havendo io per una difficile gravidezza patito gran male più di duo mesi, come a Dio piacque...». Inizia così l’ultima, drammatica, lettera vergata da Ferrara il 22 giugno 1519, da Lucrezia Borgia, personaggio storico che ha travalicato da tempo l’ambito degli studi specialistici per piombare nell’universo comune grazie a una quantità di gossip e fake news storiche, di libri e film che hanno trasformato Lucrezia in “qualcosa” che probabilmente non è stato. In quella ultima lettera spedita a due giorni dalla morte l’autrice mostra un animo gentile anche se molti legano la sua figura agli intrighi di corte perpetrati con l’uso del veleno. Azioni che rimanderebbero a una donna perfida, cinica, fredda, le medesime caratteristiche che, caso curioso, assommava secondo la vulgata un’altra donna come Cleopatra.

Ora, a riportare nel mondo reale questa figura importantissima vissuta alla corte degli Este quando la capitale da Ferrara non era ancora passata a Modena, contribuisce un libro importante. L’iniziativa è del Ministero per i beni culturali, dell’Archivio di Stato di Modena e della casa editrice di Mantova Tre Lune che oggi alle 10 nella sede di via Cavour presentano “Lettere di Lucrezia Borgia (1494-1519)”, la prima edizione critica, a cura della studiosa Diane Ghirardo con la collaborazione di Enrico Angiolini, del corpo di lettere della gentildonna (800 pagine, 38 euro). Queste missive, importantissime e in parte anche inedite, sono conservate in buona parte all’Archivio modenese diretto da Patrizia Cremonini: nel libro appena pubblicato se ne raccolgono 727, inviate tra il 1494 e il 1519, anno quest’ultimo della morte della Borgia. Un epistolario, dunque, ricchissimo che permette al lettore e allo studioso di forgiarsi un’immagine molto vivida della sua autrice, la cui personalità emerge progressivamente attraverso la scrittura particolarmente moderna e diretta.

Dalla lettura del volume emerge una figura femminile tra le più affascinanti e controverse del nostro Rinascimento e queste lettere le restituiscono la dignità e il posto storico che le compete nel contesto di una società in cui il potere patriarcale e di corte induceva a evidenziare gli aspetti negativi delle donne anche importanti come il caso di Lucrezia. Come spiega la curatrice del volume: «Le lettere inaspettatamente evidenziano un carattere solare e ottimista, oltre a un’acuta intelligenza e a una spiccata intraprendenza anche per gli affari di corte, qualità che permettono a Lucrezia di governare con saggezza il ducato di Ferrara, Modena e Reggio in assenza del marito, diventando esperta nel disporre uomini e armi e nel trattare con gli alleati. Avviò importanti opere di bonifica, si occupò dell’allevamento delle bufale ed era perfetta nella organizzazione di feste e accoglienze di corte». Senza dimenticare i famigliari: «Colpiscono - termina la curatrice - la sua sensibilità e la cura per i figli, la devozione cristiana che esprime con frequenti ritiri in preghiera e con la fondazione di monasteri femminili». Una figura dunque centrale per il nostro territorio emiliano.

Già, ma chi era la Borgia? Lucrezia - morta di seguito a un parto, come si legge nella sua ultima lettera a papa Leone X citata in apertura - era la figlia, ovviamente illegittima, di papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia) con la sua amante Vannozza Cattanei. Nata a Subiaco, nel Lazio, il 18 aprile 1480 condusse una vita sfortunata perché al centro dei matrimoni combinati che il padre-papa e il fratello Cesare Borgia organizzavano. Lucrezia, infatti, la dette giovanissima in sposa inizialmente a Giovanni Sforza prima e successivamente ad Alfonso d'Aragona, figlio illegittimo di Alfonso signore di Napoli. Un ulteriore cambiamento delle alleanze della Chiesa, che avvicinò la famiglia regnante Borgia ai francesi, portò all'assassinio di Alfonso di Napoli, e dopo un breve periodo Lucrezia divenne la sposa nel 1501 di Alfonso I d'Este, primogenito del duca Ercole I di Ferrara, che dovette, pur riluttante, accettarla come moglie. Alla corte estense Lucrezia fece dimenticare la sua origine di figlia illegittima del Pontefice, i suoi due falliti matrimoni, il primo annullato con un escamotage e il secondo per la morte del coniuge, e tutto il suo passato burrascoso. Lo fece, come tramandano le fonti, grazie alla sua bellezza e alla sua intelligenza, come anche da queste lettere traspare. Ma, come detto, teneva alla famiglia: basti pensare a un’altra lettera, spedita da Reggio il 14 ottobre 1505 al marito Alfonso, con la notizia dell’aggravarsi delle condizioni di salute del primogenito Alessandro. Un testo pieno di umana pietà per una donna che senz’altro ha avuto potere, ma che visti i tempi non poteva nei fatti disporre della prima esistenza.

L’Archivio di Stato ha previsto un’altra iniziative nell’ambito delle celebrazioni per l’anniversario di Lucrezia. Sabato 3 ottobre si terrà l’inaugurazione della mostra documentaria “Lucretia Estensis de Borgia. Tra biografia e narrazione nelle carte dell’Archivio di Stato di Modena”, realizzata dall’ente in collaborazione con il Centro Studi ARCE – Archivio Ricerche Carteggi Estensi. I due appuntamenti saranno, inoltre, l’occasione per scoprire il giardino interno dell’Archivio di Stato di via Cavour 21, fino ad ora mai aperto al pubblico e risalente ai primi del XIX secolo, quando il palazzo dell’Archivio era sede della prefettura napoleonica. Questi eventi celebrativi hanno infine ricevuto il Premio internazionale “Cultura Arte e Spettacolo Nigri” , assegnato all’Archivio e alla direttrice Cremonini da Bisceglie, città sulla quale Lucrezia regnò durante il secondo matrimonio . —

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