Gazzetta di Modena

Manifesti e opere d’arte raccontano la storia dei luoghi spilambertesi

MICHELE FUOCO
Manifesti e opere d’arte raccontano la storia dei luoghi spilambertesi

Fino all’11 ottobre mostra nella Rocca Rangoni e un ’installazione firmati Muliere e Zanet, nati da incontri con ambienti multietnici 

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la mostra

MICHELE FUOCO

A Spilamberto l’arte scende nelle piazze e, in particolare, nelle strade periferiche per raccontare, con impegno sociale, la storia, l’anima di persone e luoghi.

Lo fa con una installazione nella strada principale del paese, ma anche e soprattutto con manifesti le cui immagini sono espressione di opere d’arte realizzate da due giovani, Elisa Muliere e Giulio Zanet, ed esposte presso i locali dei Magazzini della Rocca Rangoni, nella mostra “Prospettive. Visioni nella città tra memoria e futuro”. Tutto nasce dal progetto, ideato anche dai Comuni di Calderara di Reno (Bologna) e Cotignola (Ravenna), e curato dall’Associazione Culturale Adiacenze di Bologna, con il contributo della Regione. Un progetto che ha portato Muliere e Zanet ad una “residenza”, in luglio, a Spilamberto per una quindicina di giorni.

«Una residenza all’interno della Rocca Rangoni, dove con l’aiuto dell’assessore alla cultura Carlotta Acerbi, abbiamo incontrato - spiega la Muliere, una dei due protagonisti principali dell’esposizione – quasi tutti i giorni alcuni degli abitanti. Dai loro racconti sono nate le nostre opere. In mostra fino all’11 ottobre.

Abbiano parlato con Luigi Orioli dell’Antiquarium Museo Archeologico, con Severo Severi che ci ha spiegato come è nato il mercato di via Obici, la storica Criseide Sassatelli che ci ha presentato la figura di Bianca Rangoni. Personaggi diversi ci hanno raccontato curiosità e qualche storia non rintracciabile nelle comuni letture».

Così hanno avuto origine le opere a tecniche miste e digitali di Muliere che vive a Bologna e di Zanet che vive a Correggio. Opere che rimandano al fiume Panaro, alla Rangoni, che era una femminista, ha realizzato la filanda a Spilamberto e si è occupata dell’educazione delle donne; alla leggenda di Messer Filippo; a figure appartenenti ad arti e mestieri, ai Tacconi famiglia di ebanisti di lunga tradizione, alla musica attraverso i liutai, con riferimento sia a musicisti remoti che a gruppi musicali degli anni ’80 del secolo scorso. Richiami anche al nocino e all’aceto balsamico, eccellenze del territorio.

Si è voluto mescolare passato, presente e futuro. Di questi motivi si nutrono i vari manifesti affissi soprattutto nelle zone che circondano il centro storico.

«Abbiamo preso – rivela la Muliere – cose che ci hanno incuriosito di più. E nelcentro cittadino, in corso Umberto I, abbiamo creato un’installazione composta di manifesti più piccoli, legati allo stendardo esposto in Rocca, sulla facciata.

Una bandiera di quattro metri per tre che, concepita durante la residenza, si compone di pezzi di stoffa, diversi per colore e filato, è il simbolo di ciò che ci è apparsa Spilamberto oggi, cioè il crocevia di culture differenti, di etnie che si mescolano. E proprio i colori dello stendardo sono diventati lo sfondo dei manifesti piccoli su cui è riportata la scritta “Avanti e indietro passeggiamo, tendiamo le fila del mondo che verrà” tradotta nelle lingue delle maggiori etnie che popolano il paese: all’italiano e allo spilambertese si aggiungono il cinese, l’arabo, il cingalese, l’albanese, un dialetto senegalese e il tedesco. La traduzione in varie lingue dell’aforisma, da noi ideato, è stata possibile grazie alla collaborazione del gruppo etnico, di cui alcuni sono venuti in Rocca. Aiuti anche da persone al bar. Siamo andati all’Overseas, un centro un po’ fuori Spilamberto, aperto da Mario Cavani, che ospita migranti». —

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