«“Rosso” un piccolo libro per vivere “quei giorni” senza tabù, con il sorriso»
Con i testi di Elena Bellei e i disegni di Anna Paolini le giovani donne invitate a superare imbarazzi e vergogne nel parlare di mestruazioni
il libro
PAOLA DUCCI
«Perché ci si vergogna a parlare di mestruazioni? Perché nella pubblicità il sangue sugli assorbenti è azzurro? Perché si mostra senza pudore il sangue della violenza, della guerra e della morte e ci imbarazza tanto il sangue della vita?»-
Sono i quesiti che hanno spinto la giornalista e scrittrice modenese Elena Bellei a dare vita a “ Rosso”, un piccolo libro con le illustrazioni di Anna Paolini, dedicato alla comparsa della prima mestruazione, pensato per giovani lettrici e lettori.
Perché ha deciso di scrivere questo libro?
«Rosso racconta la storia di Emma e del suo colore preferito, è pensato per preparare le bambine ad accogliere con curiosità i cambiamenti del corpo perché non li vivano in solitudine. Utilizzare parole e immagini affettive sulle mestruazioni può aiutare a togliere l’evento dall'ombra a cui è confinato. Questo libro vuol essere un incoraggiamento verso le ragazzine a viverlo senza vergogna, a nominarlo prima di tutto. Sono mestruazioni non “regole”, o “le mie cose”, “il marchese rosso” o “lo zio d’America”. Certo è che avere un corpo che mestrua segna la nostra differenza primaria come donne, riconoscerla e rispettarla apre la strada per comprenderne altre, culturali, religiose e etniche. In termini pedagogici significa soprattutto educare i piccoli a godere delle rispettive differenze e a non averne paura, anche nei casi in cui le differenze sessuali si scostano dal dato biologico».
Ma sono davvero ancora un tabù le mestruazioni oggi?
«Fino a quando non si nominano, fino a quando le donne si passano di nascosto un tampone come fosse droga sì. Qualche giovane artista femminista dice basta, come la poetessa Rupi Kaur che posta su istagram una foto sdraiata sul letto con una macchia visibile sul cavallo dei pantaloni del pigiama o l’artista indiana Kiran Ghandi che corre alla maratona di Londra senza protezione. I giornali titolano: Corre e lascia scorrere».
A tal proposito, cosa ne pensa di come viene affrontata (o non) l'educazione sessuale e alla affettività nella scuola?
«In Italia l’educazione sessuale non fa parte dei programmi scolastici. Credo sia lasciata alla buona volontà di qualche insegnante. Ma se fosse obbligatoria a chi l’affideremmo? Il tema è assai delicato. Per parlare di come ci si riproduce basta prendere un buon manuale scientifico ma la sessualità è una dimensione totale, globale, è conoscenza e rispetto del corpo, è linguaggio, immagini e rappresentazione del sesso nel cinema nella pubblicità sui social. Le parole violente rivolte alle donne libere quanto pesano nella formazione alla sessualità di un ragazzino? Gli adolescenti si affidano a You Porn, è risaputo. E’ un tema enorme questo, e purtroppo, al netto dell’emergenza sanitaria, preferiamo comunque sempre occuparci di più di “banchi” che di pedagogia».
Ma da dove viene questo tabù che ci trasciniamo da millenni?
«Le religioni monoteiste sono tutte d’accordo nel parlare di corpi impuri quelli delle donne durante il periodo mestruale. Il Corano, che si rivolge agli uomini, lo dice "Non abbiate contatto carnale state distanti fino alla purificazione”. I cattolici non sono da meno. Al tempo di mia nonna non si entrava in chiesa con le mestruazioni. Nella Torah si dice "Nei sette giorni chiunque la toccherà sarà impuro fino a sera.” E’ chiaro che il pensiero moderno e laico ha portato ad una evoluzione culturale che ha aperto la via per allontanarsi da questi pensieri terrificanti, ma la strada da percorrere, perchè un evento fisiologico di tale importanza, che segna l’inizio della vita feconda di ogni donna, non sia più un tabù, purtroppo è ancora lunga. E’ necessario un cambiamento pedagogico e culturale ancora più radicale». —
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