«Quell’Obelisco di Pomodoro che apre a Soliera una nuova era»
L’opera in bronzo collocata davanti a Castello Campori Il curatore Respi: «Inizio di un percorso fondato sull’arte»
STEFANO LUPPI
Un obelisco firmato da Arnaldo Pomodoro, il grande scultore romagnolo di 94 anni, da ieri svetta con i suoi 14 metri di altezza sul centro di Soliera. L’opera, con castello Campori sullo sfondo, fa spiccare un importante salto di qualità in ambito artistico al comune. L’obelisco per Cleopatra resterà gratuitamente per tre anni a Soliera e, dalla prossima settimana, a sancire l’operazione arriverà al castello la mostra personale “Arnaldo Pomodoro. (sur)face”, curata da Lorenzo Respi di Fmav. Lo studioso, ex collaboratore del maestro, risponde citando le considerazioni raccolte da Pomodoro.
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L’Obelisco per Cleopatra modifica lo spazio...
«L’Obelisco per Cleopatra è un’opera monumentale, progettata nel 1989 per “La Passione di Cleopatra” del poeta egiziano Ahmad Shawqi, messa in scena sui ruderi di Gibellina. con la regia di Cherif nell’estate del 1989, nell’ambito del Festival delle Orestiadi. Nel 2008, dalla macchina scenica, Arnaldo Pomodoro ha realizzato la scultura in acciaio corten con inserti in bronzo che, alla stregua dei geroglifici, hanno una valenza misteriosa. Per il maestro “l’obelisco di per sé è un elemento simbolico, che rimanda alla civiltà dell’antico Egitto e ne restituisce la grandiosità, e pertanto conferisce un senso di solennità e una valenza di segnale ermetico al luogo nel quale viene allestito”. Nel caso della piazza di Soliera, il confronto è diretto con il contesto urbano del centro storico e con la massiccia architettura medievale del Castello».
Com’è nato il progetto Soliera?
«L’iniziativa nasce da uno stretto rapporto di collaborazione di lunga data con Pomodoro. L’occasione si è concretizzata grazie all’impegno del sindaco Roberto Solomita che nell’arco del suo mandato ha deciso di aprire le porte del castello all’arte contemporanea, realizzando progetti ambiziosi e di successo per una piccola città. Arnaldo di recente mi ricordava che “quando ho ricevuto le prime foto dello spazio urbano di Soliera, nel quale avremmo collocato una mia scultura, ho subito pensato all’Obelisco per la sua carica simbolica. Sono felice che rimanga tre anni”. La mostra (sur)face e l’obelisco per Cleopatra fanno parte di un progetto più ampio sull’arte contemporanea che mi vedrà impegnato con il Comune di Soliera per l’intero mandato del sindaco. È un percorso ambizioso di sviluppo del territorio fondato sull’arte e la cultura».
Pomodoro è noto per avere collocato le sue opere in contesti pubblici, perché è importante farlo?
«Le opere del Maestro si trovano in tutti e cinque i continenti, in collezioni pubbliche e private, dagli Stati Uniti alla Russia, dall’Australia al Giappone e altrove. Ricordiamo che la scultura è per sua stessa “forma” tridimensionale, quindi la sua collocazione naturale non può che essere nello spazio, del paesaggio o antropico».
Secondo lei quali sono i suoi pezzi preferiti in mostra?
«Mai chiedere a un artista quali sono i suoi pezzi preferiti. Non risponderebbe. Abbiamo scelto insieme quelli che meglio rappresentano la sua idea di fare scultura e la mia idea di mostra. Tutti i lavori raccontano e testimoniano la sua vita. Il Labirinto e l’Obelisco sono la sintesi perfetta in forma plastica della sua carriera».
C’è anche un lavoro realizzato apposta vero?
«Sì, ed è una bella soddisfazione. Nella mostra (sur)face presentiamo per la prima volta al pubblico un’opera inedita, “Ingresso nel labirinto, studio” che Pomodoro ha concluso da pochissimo. Si tratta del modello in bronzo di “Ingresso nel labirinto (work in progress” (1995-2011), un’installazione ambientale di circa 170 mq progettata negli spazi sotterranei dell’ex Riva Calzoni, già sede della Fondazione Arnaldo Pomodoro e oggi sede dell’Headquarter Fendi. “Si tratta – mi ha detto lo scultore – di un labirinto visitabile e percorribile, una vera e propria scultura da abitare che rappresenta una sintesi del mio lavoro, ispirata al poema epico sull’esperienza umana più antico della storia, l’Epopea di Gilgamesh”». —
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