Storie di guarigione attraverso la speranza coltivata ogni giorno
«Rendere comprensibile ciò che è incomprensibile» Questo comunica il volume del medico che è direttore Salute mentale area nord
«Quali sono i fattori che favoriscono i percorsi positivi in situazioni che appaiono disperate, come molte esperienze esistenziali dolorose e poco comprensibili, quali quelle psicotiche? Chi ha scandagliato i racconti di centinaia di “sopravvissuti”, ha indicato una risposta chiarissima: disporre di almeno una persona che creda fermamente alla possibilità della tua guarigione». Questa l’essenza del libro del medico Giuseppe Tibaldi, direttore della rete dei servizi della Salute mentale adulti dell’Area nord, inclusa nel dipartimento modenese. Il titolo racchiude in sè il filo conduttore: “La pratica quotidiana della speranza - Storie di guarigione”, (Mimesis), la prefazione è di don Luigi Ciotti e protagonisti sono i “survivors”, ossia i sopravvissuti, a partire dal primo capitolo che contiene premesse teoriche, applicazioni cliniche e suggerimenti ai terapeuti sulla “ragionevole speranza”, fino alle storie di guarigione nel racconto dei sopravvissuti, attraverso le tappe, tante, dopo la catastrofe iniziale.
«Nel libro mi occupo di schizofrenia e dei disturbi che generano turbamenti a volte meno comprensibili di altri - spiega il dottor Tibaldi - La maggior parte delle forme depressive sono considerate, infatti, più comprensibili, ma non gli psicotici».
Il libro è il quarto della collana “Storie di guarigione”. «Per me ha significato molto leggere le storie di chi ha attraversato la schizofrenia, ad esempio e rivolgo l’invito a fare lo stesso agli altri professionisti - prosegue il medico - Al riguardo, sono stato co-promotore del concorso nazionale, chiamato, appunto “Storie di guarigione”, a Biella. Abbiamo invitato tutti coloro che hanno una storia positiva di guarigione a inviarla. Quasi mille persone hanno preso parte alle due edizioni. E questo è stato fondamentale per capire quanto i diretti interessati abbiano bisogno di lasciare aperta la possibilità di un’evoluzione positiva. Inoltre, i miei colleghi tendono ad essere eccessivamente pessimisti. Il libro dice che la comunicazione fa differenza nelle terapie. Il problema dei professionisti è che la persona che guarisce spesso viene dimenticata. Chi ha un’evoluzione meno positiva, che si attesta sul 30/35%, rimane. A Torino, ho conosciuto una signora durante un Tso. Nel giro di 10 anni ha sospeso tutti i farmaci e ha migliorato il suo racconto rendendolo un’autobiografia. Quanto colpisce maggiormente è che se la persona si impegna nella rielaborazione dell’accaduto ciò che definiamo incomprensibile del delirio, in realtà diventa comprensibile. Ed è uno dei motivi per cui contribuisco alla cultura delle aspettative favorevoli. Le speranze devono essere positive per poter essere realistiche».
«Ringrazio molto don Luigi Ciotti per la sua prefazione e tutti coloro che hanno reso possibile la pubblicazione di questo libro - conclude il dottor Tibaldi - In particolare, coloro che partecipano, con me, alla promozione delle pratiche dialogiche in Italia. Due dei contributi del libro, uno teorico (di Tom Arnkil) ed uno esperienziale (a due voci, tra cui la mia) sono dedicati proprio alle esperienze dialogiche».
La presentazione del libro si terrà durante l’edizione di Mat, la settimana dedicata alla salute mentale, che sta per iniziare e il cui programma carpigiano verrà svelato domani. —
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