«Non vogliamo nuove pandemie? Dobbiamo tutti cambiare vita»
Eliana Liotta, scrittrice e divulgatrice scientifica, mostrerà a Mirandola il filo rosso che lega il clima impazzito, l’alimentazione, i trasporti e le malattie
STEFANO LUPPI
«Occorre comprendere che dobbiamo cambiare il modo di vivere, avere maggiore rispetto dell’ambiente e mantenere la giusta distanza con gli animali selvatici. Ognuno di noi può fare la sua parte». Eliana Liotta, giornalista, divulgatrice scientifica e scrittrice, già direttrice della rivista “Ok salute” e vicedirettrice di “Oggi”, è la protagonista dell’incontro “Dobbiamo cambiar vita?” che, moderato da Filippo Pederzini, si terrà domani alle 16 all’Auditorium Montalcini, nell’ambito di Pro-Memoria Festival. Il suo ultimo libro, “La rivolta della natura”, scritto con il virologo Massimo Clementi per la Nave di Teseo, spiega le scelte necessarie per assicurarsi un futuro.
Dunque, non c’è più tempo da perdere?
«L’impatto dell’uomo sul pianeta, ormai, ha un peso insostenibile e la natura ha già iniziato a ribellarsi. Occorre mettere alcuni freni, smetterla di sfruttare il pianeta e occorre farlo ora che siamo al culmine della civiltà, visto che viviamo nell’antropocene».
Ha fiducia negli uomini?
«Gli umani sono capaci di fare cose strepitose, addirittura possono modificare il clima e quindi da dittatori del mondo dobbiamo diventarne dei saggi amministratori. Se ne gioverà il mondo in sé, ma soprattutto ce ne gioveremo noi guadagnandone in salute, tempo a disposizione per il relax e la cultura. È proprio l’ora di cambiare, prima che sia davvero troppo tardi. Dobbiamo farlo oggi se vogliamo evitare altre epidemie».
In che senso?
«La pandemia da Covid assorbe tutte le nostre preoccupazioni ed è indubbio che essa sia il frutto di qualcosa che non funziona nel rapporto tra noi e il pianeta. In una frase: dobbiamo fare pace con la natura, come spieghiamo il professor Clementi e io nel volume, utilizzando i dati tecnici forniti dagli esperti dell’European Institute on Economics and the Environment, un ente internazionale di rilievo che analizza il rapporto tra le malattie effettive e l’impatto sull’ambiente».
Cosa emerge?
«Intanto un dato uscito anche su Science: se mettessimo sul piatto oggi 250 miliardi di dollari nei prossimi dieci, noi potremmo prevenire le nuove pandemie, riducendo la deforestazione del 40% ad esempio nell’Amazzonia e chiudendo i mercati umidi come quello di Wuhan, in Cina, dove è emerso il Covid-19».
Lei consiglia caldamente anche una sorta di distanziamento dagli animali selvatici. In che modo?
«I virus ci arrivano dal salto di specie e non dimentichi che il pipistrello è portatore di sessanta tipi di coronavirus. È giusto che nel mondo questo e gli altri animali abbiano il proprio habitat. Se eliminiamo le foreste, il pipistrello e gli altri animali per mangiare si sposteranno inevitabilmente dove c’è presenza umana. E lì avverrà il salto di specie. Ma la deforestazione deve diminuire anche perché dalle piante arriva l’olio di palma delle nostre amate merendine. E poi c’è la produzione di carne».
Che c’entra con pandemie e cambio di abitudini?
«Gli allevamenti intensivi, necessari per tenere alta la domanda di carne visto l’alto consumo, sono altamente responsabili dell’inquinamento. Occorre bloccare le emissioni di gas serra per frenare il surriscaldamento globale perché anche questo incide nelle epidemie».
In che modo?
«Oggi il clima è impazzito. O fa troppo caldo o cadono bombe d’acqua: entrambi questi fenomeni portano a ristagni d’acqua, il luogo ideale per la diffusione delle zanzare che lì depongono miliardi di uova. Molti insetti sono solo fastidiosi, altri purtroppo diffondono malattie come la malaria o la febbre del Nilo».
Cosa altro proporrà domani al Festival?
«Spiegherò che occorre limitare i viaggi aerei: ma è possibile che un manager debba spostarsi fisicamente ogni giorno? Sfruttiamo le altissime tecnologie di cui siamo in possesso».
Insomma, tante ricette per evitare un altro Covid?
«Già, proprio questo. Un mondo così inquinato favorisce il virus: non è vero che viaggia sul particolato atmosferico, ma certo nelle zone maggiormente inquinate al mondo - come la Lombardia o la Cina - i polmoni degli uomini e donne rischiano di avere meno difese. Se posso permettermi inviterei a camminare di più, usare di più i mezzi pubblici a fine pandemia, consumare moderatamente carne rossa e soprattutto non sprecare il cibo che incide tantissimo sulle emissioni di gas serra». —
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