Copertine “silenziose” e sei libri in un anno La sfida del nuovo editore modenese
Il colloquio con il fondatore di 21lettere Alberto Bisi
l’intervista
CRISTIANA MINELLI
Saint-Kilda non è l’isola del tesoro. È l’isola che c’è. Uno scoglio remoto a nord dell’arcipelago scozzese, affacciato sull’Oceano Atlantico. Un atollo così selvaggio che ringhia come un animale preistorico. Un luogo che si può visitare ma dove nessuno, oggi, vorrebbe vivere. E che invece per secoli è stato abitato da una comunità separata dal resto del mondo, costantemente messa alla prova da una natura dura, incontaminata, che bastava a se stessa, come una tribù, con un po’ di caccia, un po’ di pesca, agricoltura e allevamento. Senza saper leggere e scrivere. Nel 1930 gli ultimi 36 abitanti hanno lasciato definitivamente l’isola.
Questa storia unica, di abbandono e di rinascita, la racconta “L’addio a Saint Kilda” scritto dallo storico e pluripremiato giornalista Éric Bulliard, pubblicato nel nostro Paese da un nuovo, frizzante, editore di matrice modenese: 21lettere. «Tutto quello che c’è qui dentro è una combinazione di 21lettere – si legge sul sito – più una manciata di segni di punteggiatura e cinque lettere straniere. Il resto è dentro a una persona, e passa a un’altra persona».
Il fondatore della nuova casa editrice che, coraggiosamente, ha aperto la sua attività proprio nell’anno della pandemia, è Alberto Bisi. Sarà tra i protagonisti di Buk 2020, il festival della piccola e media editoria che, dopo il gala di ieri sera nella Chiesa di San Carlo con l’attrice Veronica Pivetti e il soprano Susanna Rigacci, oggi e domani ospita al Laboratorio aperto di Modena decine di case editrici indipendenti di tutta Italia e trenta incontri per sfogliare le novità autunnali.
Bisi, com’è nata 21lettere?
«Erano vent’anni che volevo fare questo passo. L’ho fatto per passione. Occorrono acrobazie per far quadrare i numeri, le ore del giorno non bastano mai, è un impegno. Però è bellissimo».
Un editore con radici nel modenese che pubblica libri come “Space Opera” dell’autrice bestseller del New York Times Catherynne M. Valente, o “La spia che amava” della più volte premiata autrice Clare Mulley, e che lo fa con un ritmo lento. Ci spiega la sua teoria dell’ascolto?
«Si è detto spesso che serve un cambiamento di rotta. Io ho deciso di metterlo in pratica con un catalogo in negativo, dove sono più i “no”, gli spazi vuoti, dei pochissimi “sì”, ossia i libri che pubblichiamo. Facciamo un passo indietro, ci annulliamo nell’ascoltare e la forma è coerente con il contenuto, per cui, anche il logo è in negativo. Il nome stesso è un “non nome”, non si riferisce a un editore, 21lettere sono gli elementi che compongono il libro. Le copertine sono silenziose, titolo e autore sono posti in basso, come la nostra homepage (21lettere.it)».
Sei libri l’anno e spazio alla creatività, per dare il giusto peso sia alla grafica che materiale. Una ricetta di qualità?
«Esatto, il nostro passo è un’uscita ogni due mesi, questo permette di dedicare maggior tempo a ogni libro e a ogni fase della lavorazione, a tutto vantaggio della qualità».
Quando è che un libro è «bello», cioè meritevole di pubblicazione?
«Di solito è bello quando nasce da spiccata urgenza espressiva. Nel nostro caso, un libro è meritevole di pubblicazione quando per noi è bello. Per me e per il resto della redazione».
Modena è (anche) una città di scrittori, che s’ingegna fra le righe, mentre padroneggia diversi scenari. Una città dove vale la pena essere diversamente creativi?
«Lo saprò tra qualche anno. Sono convinto che abbia un bel potenziale. In ambito creativo e culturale da sempre. Penso al Carosello di Paul Campani, ai fumetti (da Bonvi, alla Panini), all’epoca in cui la chiamavano la Liverpool italiana... Anche in seguito, Vasco e Ligabue non è che siano usciti dal deserto. Tornando all’editoria, Zanichelli e Guanda sono state fondate da modenesi, e prima ancora c’era l’editore Formiggini; sono modenesi, viventi, un premio Strega e un premio Campiello. Abbiamo autori e figure professionali di rilievo, a Modena, anche se tutto gravita attorno a Milano. Io invece mi sono messo in testa di fare le cose da qua. Vedremo. È un’altra scommessa. Intanto oggi porteremo a Buk Clare Mulley, l’autrice de “La spia che amava”».
Un bel colpo. Se dovesse ringraziare qualcuno per questo risultato?
«La stampa, certamente, ma soprattutto i librai del territorio, perché da perfetti sconosciuti ci hanno dato credito. E i lettori. Qui ci sono quelli della nostra prima ora. Non che siamo tanto vecchi, dobbiamo ancora compiere un anno. Siamo in piena scommessa... e ce la stiamo mettendo davvero tutta!». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
