Gazzetta di Modena

Zamoc: «La mia arte è la più democratica E con lei le nostre città prendono colore»

Enrico Ballotti
Zamoc: «La mia arte è la più democratica E con lei le nostre città prendono colore»

L’artista dei murales: «Modena è da sempre attenta alla bellezza Le opere sui muri sono a disposizione di tutti, non serve il biglietto» 

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l’intervista

Enrico Ballotti

Si definisce muralista, e lo fa per dare coordinate precise. Da lì, infatti, arriva la sua arte. Un segno distintivo decisamente importante. È modenese di Viallanova, non a caso fa Zanni di cognome, ma è conosciuto grazie alla sue opere ben oltre i confini del Paese. Trentaquattro anni, Luca Zamoc rappresenta una delle realtà più importanti per quanto riguarda, citiamo, «l’arte in muro».

L’interlocutore perfetto, oltre che d’eccezione, per presentare l’Unlock Book Fair che fa tappa a Modena. O per meglio dire la “sua” Modena: «Quella che sento a tutti gli effetti la mia città, per me è sicuramente un grande orgoglio». Racconta Zamoc che negli ultimi anni è stato trasportato dall’arte ad Amsterdam e a Londra, a Istanbul e a Los Angeles. «Questo festival, ricco di appuntamenti legati ad un ampio mondo artistico, permetterà a Modena di essere una volta di più la città del colore che conosciamo. Una città che è sempre viva dal punto di vista dell’arte. Mi sento di poter dire che lo è grazie a tutte quelle piccole associazioni che, giorno dopo giorno, si impegnano per eventi e manifestazioni. Per dare vita e, appunto, colore a quello che ci circonda. A questo aggiungo che il tema “bellezza” è da sempre molto caro ai modenesi».

Zamoc quindi allarga il campo della chiacchierata, si parla del presente e della pandemia che ancora sta condizionando le nostre vite. E anche l’arte, in particolare la sua legata ai murales, sta facendo i conti con il virus: «Non potrebbe essere diversamente - dice - praticamente disegnare, anche se all’esterno, è diventato in questo momento molto complicato. Personalmente ho deciso di mettere un attimo da parte il progetto murales, mi sono concentrato momentaneamente su altro. Su cosa? Una mostra, che farò prossimamente, di pezzi inediti su carta e legno. Come detto, ho dovuto stoppare tutto quello che è legato ai murales. La mia “alta stagione”, se così possiamo chiamarla, è da sempre quella calda. Ma questa estate si è dipinto pochissimo, praticamente nulla. Io mi sono fermato di botto, lo stesso hanno fatto i miei colleghi. Questo stop forzato è stato anche il modo per rafforzare quella ricerca personale che comunque continua di giorno in giorno».

Restano comunque i murales che, sempre di più, stanno attirando l’attenzione anche di chi (forse) sino a poco tempo fa tendeva a snobbarli: «Sono l’arte più democratica che possa esserci. Sono opere pubbliche, dedicate al pubblico. Non dimentichiamo che i murales si possono vedere nelle strade delle nostre città. Non serve un biglietto per fermarsi ad ammirare. Sono disponibili e probabilmente anche per questo motivo riescono ad attirare l’attenzione. E poi, come detto, danno colore a ciò che circonda». —

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