Teatro dei Venti esplora il rapporto padri-figli «Confronti alla ricerca di un mondo migliore»
A Gombola il workshop per attori e allievi: si prepara uno spettacolo in scena a dicembre che coinvolgerà anche le carceri
paola ducci
Si è concluso proprio in questo weekend a Gombola, l'antica frazione di Polinago, una residenza artistica promossa dal Teatro dei Venti dedicata a operatori artistici e socio-culturali, per riprendere un lavoro già iniziato precedentemente che ha come finalità la creazione di uno spettacolo dal titolo “Padri e figli”.
Il progetto è stato realizzato in collaborazione con il Coordinamento Teatro Carcere Emilia Romagna che ha la finalità di coordinare tutte le attività che vengono svolte all'interno dei carceri emiliani. Inoltre, per il suo profondo valore sociale e culturale, gode del sostegno della Regione, della Fondazione di Modena e dei Comuni di Modena e di Castelfranco Emilia e coinvolge nella messa in scena non solo gli artisti della compagnia del Teatro dei Venti ma anche gli allievi attori dei corsi di formazione e i carcerati delle case di detenzione Sant’Anna di Modena e Castelfranco Emilia. In particolare, la residenza a Gombola è stata un appuntamento di un progetto più ampio di valenza europea dal titolo FREEWAY, ideato dal Teatro dei Venti insieme a aufBruch (Germania), Fundacja Jubilo (Polonia) e UPSDA (Bulgaria), realtà artistiche che operano nelle carceri dei rispettivi Paesi.
«Dopo Trasparenze Festival ritornare a Gombola è stata di nuovo una grande emozione e un nuovo traguardo – racconta Salvatore Sofia, responsabile della comunicazione della compagnia – La presenza del Teatro dei Venti in questo luogo, avviata con la gestione dell'Ostello Podesteria, è finalizzata alla creazione di un centro artistico-culturale aperto alla ricerca e alla riflessione, alle sperimentazioni e alla produzione artistica, un luogo di residenza per artisti, studiosi e pubblico nell'Appennino Modenese e con questo appuntamento abbiamo portato avanti il nostro obiettivo». Ma l’obiettivo generale del workshop è stato anche il miglioramento delle capacità degli operatori culturali che svolgono attività teatrali in carcere, in particolare attraverso l’apprendimento e lo scambio di conoscenze.
Prevedeva infatti diverse attività di scambio e formazione, coinvolgendo direttamente operatori e registi delle realtà partner, attori detenuti, operatori in formazione, pubblico attivo e cittadinanza.
Spiega il direttore artistico Stefano Tè: «Queste giornate di prova sul tema dello spettacolo "Padri e Figli" hanno consentito la realizzazione di un workshop rivolto a operatori artistici e socio-culturali interessati a sperimentare il modello operativo elaborato dal nostro teatro che richiede di far parte di una comunità artistica aperta allo scambio e all’inclusione. "Padri e Figli” - continua Té, è un’indagine, fortemente radicata nella nostra cultura, che guarda ai complessi rapporti che intercorrono tra padri, madri e figli, tra maschile e femminile, tra generazioni che si confrontano talvolta in modo aspro e violento. Da un lato l’eredità di un mondo che è stato, dall’altro la necessità di costruirne uno nuovo attraverso l’affermazione della propria identità».
Due sono state le figure accostate come punto di partenza dal regista modenese: "Cristo e Pinocchio".
«Siamo partiti avvicinando tra loro questi due personaggi che apparentemente potrebbero sembrare molto lontani – specifica- e invece ci siamo resi conto di quanto, accostandoli con cura e cautela, abbiano tratti molto comuni, scoprendo come nel capolavoro di Collodi ci sia molto di quella che è stata la storia di Cristo».
A coadiuvare il regista Tè nella parte di scrittura scenica il drammaturgo Vittorio Continelli.
«Anche la drammaturgia di questo progetto ha avuto un corso particolare - spiega Continelli - sono due anni che io e Stefano Tè ci lavoriamo. Dopo un lungo percorso di ricerca siamo arrivati a proporre idee agli attori entrando in sala, lavorando direttamente con e su di loro, per arrivare alla scrittura definitiva dello spettacolo. Si tratta quindi di un grande progetto composito con una drammaturgia che intreccia tanto la parola quanto le azioni fisiche». Lo spettacolo, emergenza sanitaria permettendo, dovrebbe debuttare dal 15 al 20 dicembre presso l’antica chiesa parrocchiale del borgo antico di Gombola, alla fine di una nuova residenza artistica che questa volta vedrà anche la partecipazione in presenza dei carcerati di Modena e Castelfranco, in loco già a partire dal 7 dicembre per le prove. —
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